Le declinazioni nazionali della sorveglianza

La camera dei deputati francese discute in questi giorni il projet de loi sur le renseignement, legge che istituisce la sorveglianza di massa in Francia, come già esposto in altri articoli (aggiornamento: l’esame del disegno di legge si è concluso ed il testo sarà sottomesso al voto il 5 Maggio).

Davanti al parlamento francese, dei manifestanti brandiscono dei cartelli luminosi che dicono "Sorvegliati"

Manifestazione di Lumen ieri sera di fronte all’Assemblée Nationale: https://twitter.com/lumenparis/status/593372997420986369

La sorveglianza in Francia

Nel corso di oggi, Giovedì 16 Aprile, l’Assemblée Nationale concluderà probabilmente l’esame del disegno di legge. L’esito sembra purtroppo scontato, considerato che poco dopo mezzanotte veniva approvato l’articolo più controverso. Si tratta dell’installazione di scatole nere presso gli operatori della rete ed i datacenter, deputate a sorvegliare la totalità del traffico in transito e registrare, secondo criteri segreti, comportamenti reputati sospetti (dei quali, è stato annunciato dal ministro dell’interno, faranno parte l’uso di Tor, VPN). Le scatole nere potranno registrare metadati (da dove vieni, dove vai, quando), e dati (cosa invii, cosa ricevi); sono autorizzate sino al 2018. Questo articolo annichilisce le libertà dei francesi, ed è stato discusso e votato da soli 30 deputati: 25 voti a favore, 5 contro.

30deputes

La Francia autorizza quindi il dispiegamento sulle sue reti di telecomunicazioni delle stesse tecnologie adottate da Gheddafi, Bashar al-Assad, dal Marocco e dal Qatar. Delle tecnologie che in questi stati sono servite a reprimere, e sopprimere, il dissenso politico. E, infine, delle tecnologie di fabbricazione nazionale, prodotte dal confuso miscuglio di Qosmos, Amesys, Atos, Bull ed (eventuali) altri.

Ed in Italia?

In Italia c’è Area, una società che avrebbe partecipato, secondo il giornale francese Reflets, alla sorveglianza in Siria, e della quale non si sa (parrebbe) molto. E poi c’è Hacking Team: una società finanziata dalla regione Lombardia, che sviluppa soluzioni per governi che vogliano intrufolarsi nei terminali di persone che vogliono sorvegliare.

Anche in questo caso, ovviamente, si tratta di una tecnologia che è stata usata per infrangere i diritti dell’uomo, per permettere a regimi oppressivi e totalitari di annichilire il dissenso.

Se l’Italia dovesse, come la Francia, decidere di dispiegare a livello nazionale le tecnologie prodotte dalle sue società di sorveglianza informatica, cosa avremmo, dunque? Dei trojan di stato.

Sarà un caso che il governo abbia tentato di inserire una norma simile nell’ultima legge contro il terrorismo? Attenti a quando tornerà, nella legge sulle intercettazioni.

Fonti

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