Il coraggio di essere uno Snowden

Edward Snowden è indubitabilmente un eroe, eppure rifiuta di essere definito tale. Si rivendica come persona normale, ed invita piuttosto a guardare le circostanze: in circostanze eccezionali basta sapere qual’è la cosa giusta da fare e farla, e tutti, tu e persino io possiamo diventare degli eroi. L’eroe non è un semidio, una sorta di alieno, ma una persona qualunque, capace per un momento di superare i suoi limiti, i suoi difetti, il suo egoismo e la sua piccolezza, per agire a beneficio di tutti.

L’eroe è tale per la sua azione: e se un uomo qualunque ha potuto compiere un’azione eroica, allora la sua storia diventa un esempio per tutti, donne e uomini comuni, normali, banali.

Meme su Edward Snowden: una fotografia di lui, mal rasato, che dice "Prova che puoi essere un eroe anche se non riesci ad avere una barba decente"

Persona comune, azioni eccezionali: ecco un eroe.

Il secondo Snowden

Ed infatti l’azione di Snowden è servita da esempio ed ha suscitato degli emuli. L’edizione italiana di Wired ha anche elencato il secondo Snowden tra le cinquanta persone più importanti del 2014: qualcosa di quanto scritto su Wired potrebbe essermi sfuggito (anche perché leggevo direttamente il codice sorgente della pagina, ma questa è un’altra storia), ma credo di potere offrire una riflessione non del tutto inutile.

“Il secondo Snowden“, la cui esistenza viene evocata anche nel film di Laura Poitras, Citizen Four, è una figura nata ad Agosto del 2014, quando un giornalista di The Intercept, Jeremy Scahill, ha pubblicato un articolo servendosi di documenti che, per via della loro data, non potevano essere stati forniti da Edward Snoden. È stato quindi chiaro che il giornalista aveva avuto una nuova fonte all’interno della comunità delle spie statunitensi, che tuttavia, a differenza di Snowden, non ha voluto essere resa pubblica, ma restare segreta. Nonostante questa differenza, la figura è stata assimilata al suo predecessore ed identificata come secondo Snowden.

Il terzo Snowden

Peccato che fosse un errore, perché il secondo Snowden è, in realtà, il terzo!

Le rivelazioni legate ai documenti liberati da Edward Snowden si sono susseguite ad un ritmo talvolta vertiginso, a partire dall’inizio di Giugno 2013. All’interno di questo vortice non tutti hanno notato alcuni dettagli di alcuni allarmanti documenti, analizzati e pubblicati da Jacob Appelbaum, relativi al gruppo TAO della NSA.

Come lo indica il nome, il gruppo TAO non compie sorveglianza di massa, ma operazioni specifiche, mirate, ed altamente sofisticate. È di questa categoria che fa parte Interdiction, il programma che consiste nell’intercettare le spedizioni per rendere la tastiera che hai acquistato in linea, una spia della NSA.

Dettaglio del tragitto da una tastiera ordinata in linea, con una deviazione anomala

Anche Amazon sa del programma “Interdiction”…

You’d think #NSA shipment ‘interdiction’ would be more subtle…
Uno penserebbe che l’intervento di ‘interdiction‘ della NSA sia più attento…

Andrea in un tweet del 24 Gennaio 2014, ora non più pubblico

Documenti di enorme rilevanza, quelli pubblicati da Jacob Appelbaum su TAO hanno anche un altro interesse, il dettaglio che a tanti è sfuggito: il catalogo TAO non fa parte dei documenti liberati da Edward Snowden.

Ecco quindi “il vero secondo Snowden“: è la fonte delle rivelazioni pubblicate da Jacob Appelbaum, apparentemente l’unico ad avere avuto contatti con questa persona. Jeremy Scahill ha quindi avuto documenti da una terza fonte.

Il coraggio è contagioso

Quello che conta, però, non è certo mettersi a correggere chi sbaglia e parla di “secondo Snowden“ per la fonte di Jeremy Scahill: quello che conta, davvero, è che l’azione di Snowden ha servito da esempio per più persone, come conferma Jesselyn Radack, l’avvocato di Edward Snowden.

“If other leakers exist at #NSA… it would indicate that #Snowden inspired others.”
They do & he did. http://www.wired.com/2014/08/edward-snowden/

“Se esistono altre fonti alla NSA… significherebbe che Snowden ha ispirato altri”

Sì, esistono e sì, lo ha fatto. http://www.wired.com/2014/08/edward-snowden/

Jesselyn Radack, 13 Agosto 2014

Persone normali possono compiere azioni eccezionali, tutto quello di cui hanno bisogno è il coraggio di superare se stesse, e l’esempio può essere fonte di coraggio, perché il coraggio è contagioso.

Courage-is-contagious

L’altruismo e la generosità dimostrata da Edward Snowden ed altri, prima e dopo di lui, ha contribuito ad ispirare azioni volte al bene collettivo, e del resto è difficile restare indifferenti ad un’azione simile, è difficile rifiutare di seguire l’esempio e diventare degli eroi, quando tutti possiamo. Possiamo tutti sostenere l’azione degli Snowden, primo, secondo e terzo: non importa l’ordine ma assicurarsi che il loro coraggio incontri il nostro sostegno e che di fronte ai rischi che hanno preso per noi, trovino aiuto.

È di questo che si occupa la Courage Foundation, fondata quest’anno: offrire aiuto, sostegno e protezione giuridica alle persone normali, come te e me, che in circostanze eccezionali, hanno osato avere coraggio. Con una donazione o con l’acquisto di qualcosa nel suo negozio, una maglietta, una tazza o una spilla, anche tu puoi dare coraggio a chi ne ha bisogno.


Rinvii

Fonti

Courage Foundation

1 Commento

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