Contro la prostrazione

Per dirlo non serve un genio, ma solo un breve momento di sincerità: viviamo giorni deprimenti. Il nostro Zeitgeist risente indubitabilmente della pessima congiuntura economica mondiale, delle difficoltà del sistema produttivo nazionale, così come di sconvolgenti rivelazioni sugli attacchi portati alle nostre libertà ed alla nostra società.

È con chi si sente scoraggiato, sopraffatto ed impotente, voglio condividere una conferenza, scoperta pochi giorni fa, sperando che questa ripeta anche su altri l’effetto positivo che ha avuto su di me.

http://www.youtube.com/watch?v=hrCVu25wQ5s

In questa conferenza conferenza, tenuta a Stanford nel 2009, Robert Sapolsky, neurologo, biologo e primatologo, cerca di delineare alcune caratteristiche che siano proprie dell’essere umano. Dopo avere esposto alcuni comportamenti che, presenti anche nei babbuini, sono attestati in maniera anche lievemente diversa negli umani, egli espone una caratteristica che considera esclusiva della nostra specie. Per chi non potesse o volesse ascoltarla direttamente dalle parole di Robert Sapolsky, ne sintetizzo come posso la conclusione.

Partendo dalla riflessione di Kierkegaard sulla fede, che richiede di credere qualcosa pur riconoscendone l’impossibilità, e che quindi gli uomini sono capaci di credere simultaneamente in due cose cose contraddittorie, Robert Sapolsky evoca l’idea del credere l’impossibile come imperativo morale.
Come esempio di questo comportamento egli fornisce una religiosa che lavorava in un penitenziario di alta sicurezza, nel braccio della morte, quotidianamente in contatto con persone condannate per crimini atroci. Di fronte a chi le chiedeva come potesse interagire con delle persone simili, lei rispondeva sempre: “Tanto più il crimine è stato imperdonabile, tanto più diventa necessario perdonarlo; tanto più impossibile è amare la persona, tanto più è necessario farlo”.
È questa che Sapolsky individua come caratteristica contraddistintiva dell’essere umano: considerare l’impossibilità di qualcosa come segno della sua necessità e della sua importanza. Rivolgendosi quindi agli studenti che hanno concluso i loro studi, segnala loro che, istruiti, non possono non sapere e non riconoscere che gli sforzi quotidiani di ciascuno sono vani, se speriamo di cambiare il mondo in meglio. Ma tanto più evidente innegabile ed inappellabile è quest’impossibilità, tanto più è necessario, indispensabile ed indiscutibile cercare di farlo.


8 Commenti

      • Sono d’accordo con te che viviamo tempi sempre più difficili, nonostante ciò io resto tranquillo e sereno e non mi preoccupo.

        Immagino che i nostri stati d’animo possano divergere per una semplice questione di filosofia o di età, non so.

        Ciao.

  1. Ne abbiamo passati di peggiori, senza andare neanche troppo indietro pensiamo a gli anni 70 ed 80 (Il basso medioevo della modernità, cit.).

    • Io gli anni 70 e 80 li ho vissuti da adolescente e da giovane spensierato, ti assicuro che sono stati tempi meravigliosi in cui la vita era molto più semplice.

      Negli anni 80 se un lavoro non mi dava soddisfazione ne trovavo uno nuovo il giorno dopo e con i colleghi di lavoro ci si frequentava dopo il lavoro e l’economia creava benessere.
      La sera giravi tranquillamente, posteggiavo sotto casa senza chiudere a chiave.

      Tu quanti anni hai ?

      Ciao.

  2. Comincio a comprendere meglio perché ultimamente mi sembra addirittura di parlare un’altra lingua quando intervengo sui tuoi argomenti.

    Sembra che una differenza importante fra noi sia la mia impostazione culturale del tutto laica. In particolare me la sono dovuta fare da solo perché fino a ben oltre i vent’anni sono stato sballottato fra le opposte chiese del conformismo cattolico imperante e della contrapposizione classista altrettanto imperante come unica alternativa contemplabile. Giusto mentre rialzava la testa la cultura fascista, da esse sconfitta relativamente pochi anni prima, ho avuto la fortuna di scoprire i grandi laici italiani dai Rossetti a Calamandrei passando per Einaudi, Rossi e Spinelli e tanti altri morti o ancora fortunatamente viventi all’epoca. Per me quel momento di crescita coincise con il referendum sul divorzio che nel ’74 (ma con un precedente dibattito di anni) fece riflettere molte persone sulla fede e sui suoi precetti messi a confronto con la concretezza della vita reale e delle responsabilità individuali. Allora capii perfettamente che una seria e completa consapevolezza dei diritti civili, che delimita anche i doveri, non poteva che emergere da un’accurato discrimine fra dogmi e libero arbitrio.

    Purtroppo, per farla breve, oggi il ragionamento che porti ad esempio è applicato, mutatis mutandis, anche dall’ISIS e personalmente continuo a ritenere qualsiasi fede nell’impossibile, condita dall’immancabile necessità dell’accettazione aprioristica di dogmi da rispettare, il solito trito e ritrito oppio dei popoli con cui i furbi, nell’arco della storia umana, sono riusciti a gabbare e soggiogare i forti allo scopo comunque di conseguire per se lo stesso privilegio di dominare in pochi sui tanti.

    La democrazia, questa sconosciuta ed imprescindibile manifestazione di laicità, è cosa assai imperfetta che va continuamente sorvegliata ed accudita, adeguata e reinterpretata, verificata e pure ripensata comunque nella consapevolezza che la perfezione non esiste e tendere ad essa è solo fuorviante. Non è nulla di certo ed ingannevolmente tranquillizzante come le risposte religiose, quindi, ma qualcosa di molto molto faticoso di cui occuparsi ogni giorno della propria vita. Perciò non è affatto qualcosa da confondere con l’impossibile e l’utopico cui però immolarsi fideisticamente in un afflato di eroico sacrificio. È solo umile lavoro quotidiano necessario come aria acqua cibo e riparo per cui, a mio parere, non servono affatto visioni epiche e coinvolgimenti catartici.

    Poi in generale la situazione appare disastrosa?
    Innegabile. Credo sia peggio di quel che pensa la maggior parte dell’umanità.
    Si potrà raddrizzarla?
    Sono convinto che ancora si potrebbe ma che non lo si farà.
    Mi angoscia?
    No, credo che l’umanità non meriti di salvarsi per come s’è ridotta ora … e non bastano certo alcuni singoli pietosi ed altruisti come la suora opportunamente filosofa.

    Non credermi in contraddizione. La democrazia, mai conosciuta ed applicata, non potrà fiorire improvvisamente e rappresentare la soluzione efficace al degrado attuale. Magari! Ma servirebbe un generale salto culturale che è puro sogno solo immaginarlo compiuto dagli ultras della curva sud, non dico dai paria indiani o dai contadini cinesi o dagli abitanti delle favelas sudamericane.
    D’altro canto qualsiasi dittatore, fosse anche pensabile un novello Cincinnato, è totalmente fuori questione in quest’epoca a meno che non immaginiamo scenari alla Terminator o passiamo direttamente a Star Trek e confidiamo in un intervento illuminato di qualche alieno.

    Quel che è più probabile è un nuovo e ben più terribile conflitto planetario dal quale non sarà possibile risorgere in tempi apprezzabilmente brevi se non sfocerà addirittura nella rapida e totale inabitabilità del pianeta. Per dire: tutti si sono scordati che Regan vinse la guerra fredda perché in Europa contrappose a migliaia di carriarmati la messa in produzione della bomba al neutrone. Ora quest’arma, decisamente di sterminio di massa, ce l’hanno tutti i grossi competitor militari che si fanno le scaramucce nei modi plateali che vediamo quotidianamente rappresentati nel teatrino da 36-42 pollici che tutti abbiamo in salotto. Il concreto è che potenzialmente il mondo potrebbe venir desertificato in poche ore e se non avviene è solo perché i moderni sacerdoti dell’unico dio davvero venerato e rispettato, il denaro, non lo ritengono ancora controllabile in modo sicuramente profittevole. Ma non è affatto detto che a qualcuno non sfugga di mano la situazione …

    Perciò, tornando coi piedi per terra e nell’ambito del possibile per un singolo individuo, in certi momenti bastano una dieta più equilibrata, ritmi sonno veglia più regolari e forse giusto qualche antidepressivo per superare momentacci individuali davvero topici. Ma sarebbe sicuramente meglio poter contare su qualche buona amicizia capace di dare momenti di rilassante leggerezza.

    • Tsem, il tuo paragrafo sullo Stato Islamico mi sembra segnalare che non hai colto il discorso. Di sicuro io non vedo il parallelo. Però suvvia, spero che tu non ti sia **dovuto** fare una certa cultura. Immagino piuttosto che la tua formazione sia figlia degli stimoli, ambientali, familiari, scolastici, culturali, sociali… Confesso che non mi è chiaro cosa intendi per accurato discrimine tra dogmi e libero arbitrio: sono categorie su piani diversi, realtà distanti a sufficienza da non necessitare di discrimine altro che la loro natura medesima. Mi sembra però di cogliere un accenno all’idea di incompatibilità tra comunità democratica nazionale e religiosità (cattolica, nelle more) e mi permetto di dirti che così non è e non è mai stato, neppure al tempo dei referendum: la confusione operata da taluni tra religione e coercizione sociale non è emblematica del fenomeno religioso (che non evochi scevro da a priori), e laicità non è un divieto, ma una libertà.

      Le ricette salutiste, valide, che fornisci, non sono affatto un rimedio valido contro lo sconforto, ma un placebo, degli occhiali da mettere per colorare il mondo ed alterarne la percezione sino a quando essa non ci conforta: restringi il tuo campo di analisi con sufficiente cura e andrà sempre tutto bene. Affrontarlo a muso duro, il mondo, vederne gli abissi e credere imperativo il dare tutto per cambiare, non ostante sia impossibile, questo è ciò che ci rende umani.

      Di fronte al tuo pessimismo, invece, mi sento di chiedere: tu cosa stai facendo, se gli altri non bastano? Danzi sul Titanic, contribuendo a farlo affondare? Con la tua personale lettura degli eventi e la tua fede nel vivere l’uno contro l’altro armati, pronti a distruggere per non farsi distruggere, dove si va?

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