Addio alle mele

Ho deciso che non parlerò più di Apple. Ho voluto scrivere quattro righe per esporne le ragioni, ma la logorrea ha preso il sopravvento: grazie a chi avrà la pazienza di leggere tutto.


Ci sono quelli contenti, giulivi. Dei fatti, degli eventi importa solo il fluire, il loro avvento; tutto è già accettato, tutto è già ordinato all’interno di logiche chiare ed efficaci: conta l’evento.
Tim Cook potrebbe salire sul palco per presentare un nuovo peso da 1 kilo, e l’emozione sarebbe la stessa: il migliore peso da un kilo di tutti i tempi, con la migliore interfaccia grafica, uno schermo retina come mai nella storia dei pesi da un kilo. Nello stesso identico video che vediamo da decenni con sorprendentemente immutato stupore, Jony Ive spiegherebbe che è un’opera che supera le frontiere dell’ingegneria, che è una sfida impossibile al design: reinvenzione completa del campo dei pesi, spessore ridotto del 60%, peso solo della metà. Sarebbero contenti, soddisfatti: un peso così lo desideravano da sempre, e finalmente la loro vita sarà più piena e completa, grazie all’intervento semidivino di questi novelli Prometeo, ladri degli dei, benefattori degli uomini.

Allo stesso modo ci sono gli altri, sempre scontenti: si può dire che siano loro il vero zoccolo duro di Apple, più fruttaroli dei fruttaroli. Il linguaggio degli spot, della propaganda, lo hanno integrato, digerito, e nutre le loro attese: non perdoneranno che qualcuno le deluda, non concederanno deroghe alle loro alte aspettative. Da questo nasce la loro delusione: nessuno può eguagliare il mito che Apple ha costruito, nessuno, Apple stessa inclusa: si vede che non c’è più lui, non è più come una volta, la mela sta per rotolare dalla collina.
Io non ero in nessuna di queste due categorie, all’inizio: la presentazione del 9 Settembre mi aveva lasciato termicamente indifferente, ed è da un po’ che sospetto che non siano queste messe tecnologiche, questi nuovi riti pagani, a decidere della mia gioia e del mio dolore, della mia salute e malattia. E neppure della mia ricchezza e povertà.

Nei giorni successivi alla grande kermesse, tuttavia, qualcosa mi ha smosso dall’indifferenza. Due dettagli, due piccolezze, ma ciascuno guarda quello che è capace di vedere, e per me si è trattato di Apple Pay e dell’album degli U2 regalato da Apple.

Apple Pay

Ti fidi di me?

Fotogramma dalla scena del film Titanico con la celebre frase "Ti fidi di me?"

Ti fidi di me? Siamo su una nave che affonderà.

Il primo Settembre il mondo scopriva che iCloud è fatto male. Si è parlato dell’imbarazzante amatorismo che permetteva a chiunque di bucare qualunque conto tramite attacchi di forza bruta. Si è parlato (meno) del fatto che il sistema di accesso di emergenza a iCloud era stato realizzato da qualcuno meno esperto in sicurezza che non un barboncino in catalessi. E stato rilevato come Apple induca in confusione i suoi utenti e li metta in pericolo rivelando le loro credenziali (l’Apple ID), quasi senza chiedere.
Per mesi Apple ha fatto prova di una imbarazzante faccia di bronzo spiegando che no, la NSA non ha accesso diretto ai loro server (falso): ci sono i documenti rivelati da Edward Snowden a provare il contrario e nessun ufficiale governativo ha avuto l’ardire di pretendere che siano falsi, ma Apple sì.. Questo però non era niente: nell’occasione delle fotografie di star rubate dai suoi server, Apple si è superata, affrettandosi a dire che iCloud era perfettamente sicuro. Sì, certi conti erano stati violati, ma iCloud è sicuro…

Una solida porta, ed una recinzione bucata!

Nessuno ha infranto gli alti standard di sicurezza della nostra porta!

Il comportamento di Apple è stato vergognoso se non insultante, e tuttavia negli anni ho capito che ogni comportamento offre la possibilità di imparare qualcosa. Quello che ho appreso in quest’occasione (meglio tardi che mai) non è stato che sia possibile negare l’innegabile, ma che se lo fai qualcuno ti crederà (non farò nomi). E questo rende il comportamento di Apple moralmente riprovevole, ai miei occhi.
Riassumiamo i fatti dal mio personalissimo e sicuramente sbagliato punto di vista?
Apple ti vende a caro prezzo beni e servizi, ti mette in un sistema che ti spinge ad affidare alla sua professionalità una parte estremamente significativa della tua vita. Se però le cose vanno storte sappi che tu non sei che un cliente solo: ci occuperemo di rassicurare gli altri 500 milioni, dovessimo anche passare sul tuo cadavere in retromarcia 5 volte.

Ovviamente iCloud è così sicuro (e soprattutto è concettualmente corretto sin dalle sue premesse) che a Giugno presenta HealthKit, per registrare i dati sanitari dell’utente, a fine Agosto Apple intavolava discussioni con delle società di assicurazioni sanitarie, ma pochi giorni dopo avere scoperto che iCloud è sicuro vieta la possibilità di salvare dati sanitari provenienti da HealthKit in iCloud. Pochi giorni dopo presenta un braccialetto che fa da cardiofrequenzimetro e che comunica solo via internet… (internet, AppleiCloud?).

Notifica di iOS

Una notifica di iOS appare e segnala che Facebook vorrebbe accedere ai dati del tuo ritmo cardiaco. Quanto tempo prima che questo scherzo venga acciuffato dalla realtà?

Visto che sono stato bravo…

Parodica pubblicità di Apple Pay con Jennifer Lawrence: i tuoi dati bancari saranno sicuri come le fotografie dei tuoi momenti intimi…

Martedì 9 Settembre Apple annuncia un nuovo sistema di pagamento. Mercoledì qualcuno ha già scritto che è un sistema “sicuro”. E no, lettore, non credermi più gretto e meschino di quanto io non sia: non sto deridendo l’autore di questo commento, ma sto solo palesando la mia invidia per le grandi doti di questa persona capace, in meno di 24 ore, di impadronirsi delle specifiche e del codice di un sistema del quale Apple ha annunciato il funzionamento solo a grandi linee.
Certo, c’è da dire che Apple è sempre completamente sincera con la stampa e non cerca mai di ottenere una copertura favorevole diffondendo informazioni che la mettono in buona luce a costo di lasciare dei dettagli in ombra. Cosa? Pare che lo faccia? Che i giornalisti che talvolta vedi sorridere beati agli eventi Apple sono “attentamente curati”? Ah, be’… allora… ehm.

Quattro giulivi giornalisti sorridono ad una presentazione Apple

Va be’, comunque questo servizio, certamente sicuro (io, in fondo, che ne so?), dopo tutto è stato realizzato per il beneficio degli utenti di Apple, che, del resto, pagano gli apparecchi della mela a caro prezzo. Normale che Apple voglia fornire un servizio ai suoi utenti, no?

Piccolo dettaglio: Apple ci guadagnerà. I dettagli non li so (e del resto si sa quel che si vuol fare sapere), ma è certo che gli istituti di credito concederanno ad Apple una percentuale. Hai dato soldi ad Apple per comprare un iPhone, l’hai fatta contenta acquistando un Apple Watch? Bene, ora hai il privilegio di potere fare acquisti pagando con il sistema messo a punto da Apple. E così Apple ci guadagna ancora una volta. Tu compri un telefono ed Apple vince una rendita.

Diversi commenti hanno sottolineato l’importanza della notizia ed il fatto che così Apple guadagna senza che questo gravi sul consumatore. Certo, perché saranno banche e carte di credito a cedere una parte dei loro guadagni ad Apple. E saranno contente di guadagnare di meno, FELICI, anzi, era da anni che cercavano di ridurre i loro guadagni che consideravano un po’ esagerati, e meno male che è venuta Apple a farsi carico di questo sporco lavoro…

"… e la marmotta incartava la cioccolata!"

Siamo seri per un attimo, o quanto meno proviamoci: banche e carte di credito saranno felici di guadagnare meno? O forse, come quei soggetti che devono pagare una tassa per la copia privata, decideranno di recuperare la percentuale versata ad Apple in altro modo? Non vorranno, ad esempio, farla pesare sul loro cliente, ossia il venditore che ti fa pagare tramite Apple Pay? Ma lui di certo sarà contento di guadagnare meno, no? Oppure alzerà i prezzi? E se non potrà alzare i prezzi perché il suo mercato è rigido e troppo concorrenziale, non vedrà i suoi margini ridotti e la sopravvivenza della sua attività commerciale messa in pericolo?

Grazie al suo sistema sicuro e senza costi per il consumatore, Apple quindi ti vende un apparecchio perché tu le faccia guadagnare soldi. E la fascia di prezzo nella quale Apple piazza i suoi prodotti tende a garantire che chi li acquista abbia una forte disponibilità di spesa (il che potrebbe significare maggiori commissioni percepite). Sono io o la situazione è veramente perversa?

Tutti ortofrutta

Tu compri gli apparecchi di Apple. Poi usi delle applicazioni, che auspicabilmente compri dal negozio di Apple.
Le applicazioni sono state fatte da programmatori che con il loro lavoro costruiscono un migliore ecosistema che aumenta l’attrattiva dei prodotti Apple.
Scegliendo di adottare dei ritmi sostenuti di rinnovamento dei sistemi operativi, Apple obbliga i programmatori ad aggiornare spesso i loro prodotti. È Apple a decidere quando e quanto questi devono lavorare su prodotti che Apple stessa decide se e come potranno essere venduti: tramite il Mac App Store decide dei prezzi, del successo delle applicazioni, e con un semplice menù, che un domani potrebbe sparire, lascia gravare su tutti una sottile minaccia…

Nelle preferenze di sistema, Sicurezza, Apple consente all'utente di autorizzare le applicazioni esterne al Mac App Store. Per ora.

Sempre più i programmatori lavorano per Apple e nessun altro.

Interazione, su Twitter, tra due programmatori, che si vedono imporre da Apple ritmi di lavoro sempre più serrati

I programmatori hanno il coltello in mano. Dalla parte della lama. E lo stringono ben forte.

Le compagnie telefoniche non amano Apple, ed hanno ragione: sono cresciute nutrendosi di quel dolce nettare che si ottiene spremendo il cliente come un limone; quando il limone sono diventate loro, il cambiamento di prospettiva non era di loro gusto. Perché, ovviamente, anche da loro Apple prendeva (e prende) una percentuale per gli iPhone venduti insieme ad un abbonamento telefonico.

Apple si fa pagare da te; profitta del lavoro di programmatori che non paga ma che gestisce; prende una percentuale di quello che tu paghi alla tua compagnia telefonica; prende una percentuale sui tuoi acquisti tramite Apple Pay.
Non è incredibile? Tutti lavorano per Apple, dovunque tu ti giri, comunque tu voglia spendere il tuo denaro, se resti dentro il suo sistema, è sempre ad Apple che profitterà. Ma siamo sicuri che il fatto che qualcuno recuperi delle commissioni su delle attività svolte da altri è a totale beneficio del consumatore e del suo interesse di avere il miglior rapporto qualità prezzo? Mah…

Io sono strano, e forse è per questo che questa politica di predazione delle attività altrui, delle vendite di terzi, mi sembra un sistema parassitario disgustoso: sarà per questo, anzi sicuramente è per questo. O forse no.

Sì! Stupendo! Mi viene il vomito
Vasco Rossi, Stupendo

Anche per te…

Alla fine della grande adunanza tecnofila del 9 Settembre, Tim Cook ha annunciato un regalo a tutti i 500 milioni di utenti di iTunes Store: “l’album degli U2 per voi è gratis!”.

Be’, bello. Del resto Apple ci tiene alla musica, e grazie ad iTunes ed all’iPod, Steve Jobs ha messo a disposizione un prodotto che seguiva i suoi principi: fare qualcosa di così buono che lo tu stesso lo usi e che vuoi consigliarlo a tutti. Del resto sappiamo benissimo che Steve Jobs… ah no… come ci racconta Neil Young, Steve Jobs quando voleva ascoltare la musica non usava né iTunes, né iPod, ma i vinili.
Va be’, perché era vecchio stile, ma del resto iTunes ha sempre permesso di ascoltare musica di alta qualità audio… ah no? Ah, vero, a lungo non ha supportato che formati compressi! Ma quando hanno deciso di consentire ai loro clienti di ascoltare audio di buona qualità, hanno pensato bene di adottare un formato universale… ah no. Hanno schifato il FLAC per creare il loro formato, che puoi ascoltare solo nel recinto Apple. E di certo è colpa di tutti gli altri se non si sono messi a supportare un formato arrivato secoli dopo. E no, non era certo un calcolo di Apple, no. No. No no.
No?

Vabbe’, sono un po’ incoerenti su certi dettagli, ma comunque la musica è importante per Apple: figurati che si sono resi antipatici agli occhi delle case discografiche per permettere agli utenti di masterizzare i loro CD come li volevano. E non è stato certo perché Apple era messa alle strette e doveva guadagnare consensi e denari: si trattava chiaramente di una scelta politica, “il cliente è sovrano”, del resto è la stessa politica che hanno adottato con quando poi, in una situazione di maggiore stabilità finanziaria, hanno realizzato un nuovo prodotto: Apple TV.
Cosa? Non è per niente così ed in realtà l’Apple TV impone ridicole se non aberranti limitazioni all’utente? Ah, be’, ma non vorrà dire che allora si trattava solo di calcolo e che Apple gioca a favorire i clienti o i monopolisti del diritto di copia a seconda della propria convenienza non esitando a fregare oggi l’uno e domani l’altro? Spero proprio di no: significherebbe creare aspettative mendaci nei propri clienti allo scopo di usarli per la propria posizione di mercato, e sarebbe assolutamente riprovevole!

No, ma dico, la smettiamo? Apple non sarà santa, d’accordo, facciamo che è solo beata. Ma caspita, quanto casino per un regalo! In fondo è stata così gentile che si è preoccupata di tutto, anche di scaricarlo automaticamente sui terminali. Certo, il computer è tuo, eh, però Apple avrà pure il diritto di farci apparire i documenti che vuole lei, no?! Ed il tuo telefono? La smetti di dare la colpa ad Apple? Se per colpa del regalo di Apple, scaricato a tua insaputa, non puoi più scattare nemmeno una fotografia… be’, vorrà dire che ne devi comprare uno nuovo!

Certo, non si può dire che i meccanismi siano imprevedibili: i terminali che Apple ti vende hanno una singolare proprietà: quando un documento ne esce (e non dovrebbe), è colpa tua che non lo sai gestire; quando un documento vi entra (e non dovrebbe), è merito di Apple.

Comunque Apple si prende cura di te, senza dubbio: sistemi operativi (incompleti) gratis; applicazioni (amputati di importanti funzioni) gratis; musica gratis. Non devi neppure fare clic: è tutto automatico, è tutto pronto, è tutto servito. È un mondo perfetto, nel quale tu devi solo preoccuparti di essere cliente Apple, e tutto il resto è automatico.
Un mondo perfetto dove non devi neppure fare lo sforzo di desirerare qualcosa per averlo: quello che desideri, è Apple che te lo dà.
Tu sta buono, compra i prodotti Apple, usa i servizi Apple, e stai sereno, perché sei in un mondo perfetto.

Il mondo previsto nel film Wall-E: uomini obesi, capaci solo di consumare, sembre sdraiati in una poltrona mobile.

Un mondo perfetto?

Non mi importa capire se Apple sia improvvisamente diventata cattiva o lo sia sempre stata; se queste riflessioni derivino da un’inaspettato ed insospettabile accendersi di due isolate sinapsi nel mio deprivato sistema nervoso centrale o dal loro definitivo spegnersi. La mia personalissima visione di Apple e della sua strategia, con l’asservimento al suo profitto di clienti, programmatori, giornalisti e sottobosco informativo, altri attori commerciali, per un mondo nel quale la volontà dell’utente conta sempre meno ed è sempre più atrofizzata mi fa venire conati di vomito.

Il mondo è sufficientemente vasto per potere dedicare attenzioni ed energie ad altro che non sia Apple. Il mio mondo, se non altro.

Da un po’ di tempo a questa parte ero io l’autore della maggior parte di notizie relative ad Apple sulle pagine di Tevac: se vuoi che Tevac ne pubblichi di nuove, proponiti per scriverle. Io sono sono occupato nella mia migrazione verso Linux, GNU/Linux.


Rinvii

Fonti iconografiche

47 Commenti

  1. Condivido praticamente tutto quello scritto, ma attento a dove vuoi migrare.

    Puoi trovarti nella stessa identica situazione:

    Rimanendo in ambito Mobile, la più grande concorrente (google) fa MOLTO peggio di apple. Sono i primi a decidere quello che devi fare e venderti (non vendere A TE stavolta, ma vendere TE) al miglior offerente, ovviamente sotto la bandiera della libertà.

    Canonical fa di peggio ormai e (a peggiorare la loro situazione) si pongono ancora come paladini della libertà e del software libero.
    Pochi sono rimasti, in ambiente Lnx, a seguire le idee originarie e sono quelli meno famosi (ovviamente), ma mi chiedo quanto ci metteranno anche loro a passare al lato commerciale.

    • Grazie andrea.

      Siccome il tuo è il primo commento metto qui una riga che vale come risposta anche a tutti gli altri: grazie di avermi dato un riscontro (indipendentemente dal contenuto) della vostra lettura, e, soprattutto, grazie di avere pensato che valesse la pena spendere il vostro tempo per leggere queste valutazioni!

      In merito a quello che scrivi tu, invece, ci incontriamo solo per metà.

      – Se Apple mi fa venire conati di vomito, Google è il male. Ne ho già scritto e ne scriverò ancora, o quanto meno vorrei. Tuttavia sai bene che Android è abbastanza distinto da Google da avere una parte (Android Open Source Project) valida e non “infetta” (per quanto sempre più ristretta e trascurata). In sintesi il mio punto di vista è: Google è da evitare, Android non necessariamente.

      – In ambito Linux parlare male di Canonical fa più figo che contribuire al kernel Linux. Ma lo trovo un atteggiamento in larga parte sbagliato. Certo, la faccenda della ricerca su Amazon era un errore (che non sono certo soli a fare), per fortuna rimediabile dall’utente, e finalmente rimediato da Canonical stessa. Certo, l’organizzazione è ben diversa da altre, o da quelle “giuste” (perché parlare male di Red Hat è quasi altrettanto figo), ma credo che questo sia un bene: il dirigismo, la scelta di un sistema operativo leccato (che non mi interessa e non condivido, dopo tutto) mi sembra una buona cosa: la diversità è ricchezza.
      Il problema maggiore, mi sembra, in ambito codice aperto, che rappresenta Canonical, è la sua volontà di fare soldi: dagli torto! Sono assolutamente d’accordo e li sostengo a morte: lavorare su codice aperto non deve essere sinonimo di morire di fame. Per questo serve un grande cambiamento sociale, ma è un cambiamento che è necessario se vogliamo continuare ad avere una civiltà accettabile. Anche di questo, spero, ne riparlerò!

  2. Mettiamola in questi termini, questo discorso è in piedi da qualche anno ed il 9 c’è stata la goccia che ha fatto traboccare il tuo vaso.
    Il dato di fatto è che per essere coerente devi smettere di usare anche Android e i servizi Google (ricerca web compresa) ed anche molte delle cose di Microsoft e inoltre non puoi più comprare su Amazon e eBay e tanto meno usare Paypal o Facebook.

    Io non so che lavoro tu faccia, e lo dico con il cuore in mano, quando avrai finito la migrazione e riuscirai ad avere un livello di stress tecnologico paragonabile a quello di oggi, ti prego contattami perché sarò il tuo primo seguace.

    • Grazie Gian,

      Per la sincera solidarietà e per l’interesse. In effetti avrei potuto scrivere esattamente la tua prima frase, al posto di tutta questa spatasciata informe. Ma mi servivano delle parole in più per separare le immagini! 🙂

      Attento però: non mi chiedere di essere coerente con qualcosa che hai deciso tu. Qui dico solo che Apple mi fa schifo. Non elaboro neppure più di tanto un pensiero (diciamo che faccio quello che posso). Il tuo riempire il paniere degli altri da escludere è assolutamente personale ed arbitrario: non credere che io dovrei essere coerente con le *tue* valutazioni!
      Al tempo stesso, non temere, la maggior parte dei soggetti che citi non li uso o li uso pochissimo. Per Android puoi leggere quello che ho scritto qui sopra rispondendo ad Andrea, oppure aspettare che ne riparli su queste pagine!

      • Si scusami, non volevo passarti le “mie” regole semplicemente volevo passare l’idea che Apple copre una gamma di servizi completa e di conseguenza l’effetto di nausea è amplificato dal fatto che ti senti circondato. Gli altri lo fanno o limitatamente ad un servizio (Paypal) o in maniera nascosta (Facebook e Google).
        Io sposo completamente la tua causa, ma sono troppo pigro per intraprendere una strada (GNU/Linux) che purtroppo dopo 4 anni di stress ho dovuto abbandonare nel 2009 perché ne avevo le palle piene.
        Detto questo probabilmente selezionare i servizi che Apple propone anziché adottarli in toto potrebbe essere un primo passo nel processo di cura. La mia ragazza usa un iphone, non ha un mac e vive serena usando i soli servizi utili senza farsi i problemi che ci stiamo ponendo noi.

        • Assolutamente scusato, anzi, grazie per questa nuova risposta che effettivamente esplicita qualcosa che rimprovero ad Apple: questo suo gigantismo e strabordare in ogni ambito. Andiamo avanti così ed avremo un mondo a misura di Apple (ancora di più di ora), se non lo è già. Ad altri piacerà, come prospettiva, a me no.

          Di Facebook e Google non parlo: sono troppo obrobriosi!
          Paypal (che non mi piace, non credere) è, come Apple Pay, un parassita. Al tempo stesso Paypal offre un servizio là dove altri non ci sono (mettere in piedi un sistema di pagamento su una pagina web è complicato ed ha comunque dei costi di esercizio non indifferenti). Apple Pay invece si infila (innanzi tutto) là dove ci sono già altri: presentare il telefono invece della carta alla cassa del supermercato? Perché? Perché non hai voglia di cercare la carta o perché Apple ti dice che non hai voglia di farlo, o perché di fronte alla possibilità, ti impigrisci? Ad ogni modo là dove prima c’erano due parassiti (carta di credito e banca), se ne aggiunge un terzo (Apple): credere che questo non abbia alcuna conseguenza per il consumatore è (mi permetto di essere duro e crudo) essere stupidi. Poi uno può scegliere di ignorarlo o di fregarsene…

  3. D’accordo su alcune cose (la delusione del “non-più-Steve”), meno su altre.
    1. Apple è un’azienda e deve guadagnare (come Google, che però ti vende ad altri, e Microsoft, che da qualche anno stimo un po’ di più per he è diventata una piccola Apple);
    2. Apple Pay “dovrebbe” essere sicuro (tralasciando gli ormai noti dettagli di funzionamento con NFC, Touch ID e codice che cambia a ogni transazione), sicuramente lo è ben più della carta di credito da cui chiunque può leggere numero e scadenza, chiunque può usare (a chi chiedono il documento? A me praticamente mai), inoltre è stato reso noto che Apple trattiene lo 0,15% (giustamente, le banche non lo fanno pure?);
    3. iCloud non è meno sicuro di nessun altro servizio, e la verifica in due passaggi c’è da tempo (da meno di Google che penso sia nobilmente stata la prima, ma comunque da abbastanza tempo); se non attivi tale controllo, metti una password tipo “jennifer” e la usi su altri servizi online, e su questi o su iCloud stesso (ammesso e non concesso di conoscere il nome account e quindi l’indirizzo email di una “Jennifer” a caso) te la beccano con un semplice attacco brute forte che chiunque può fare, la colpa non può essere di Apple;
    4. l’album degli U2 non viene scaricato né sul Mac, né su iPhone, ma viene riprodotto in streaming, a meno che tu non lo voglia (c’è il simbolo della nuvoletta, che indica la presenza tra gli elementi acquistati disponibili al download), pertanto non devi scaricarlo se non lo vuoi, semplice; manco un regalo possono farti? Se lo ascolti al contrario contiene messaggi satanici come nella leggenda su Starway to Heaven dei Led Zeppelin? Contiene messaggi subliminali o pubblicità? Non mi pare sia presente nulla di tutto ciò;
    5. riguardo le applicazioni: non è vero che devi per forza mettere le tue app sul Mac App Store; dallo screen si vede infatti che puoi scegliere tranquillamente di avviare app anche scaricate da sviluppatori “non certificati” (e non per forza maligni, ma semplicemente non aderenti al Mac App Store perché, da piccoli sviluppateli, non possono permettersi di pagare commissioni su acquisti ad Apple come quelli grossi – per la cronaca nemmeno Adobe vende sul Mac App Store, quindi dove sta la consistenza della polemica?);
    6. Apple TV? Non ho capito.

    • Grazie l’ordinata risposta, Angel!
      Seguo il tuo schema per risponderti.

      1. Assolutamente d’accordo sul principio: che guadagni e prosperi! Meno sugli strumenti con i quali raggiunge i fini.

      2. “Dovrebbe”. Certo, mi avrebbe stupito se avessero annunciato una fichissima soluzione che “mah, non è che sia sicura”. Ai miei occhi Apple Pay non può essere creduta come soluzione sicura, dato che nessuno sa come funzioni.
      Apple trattiene dei soldi: non esattamente. Gli istituti di credito li danno ad Apple. Quindi Apple si aggiunge alla lista dei soggetti che “mangiano” sulle spese degli altri. Dal punto di vista strategico è una grande trovata; dal punto di vista sociale mi sembra disgustosa, se non pericolosa.
      3. iCloud **è** meno sicuro di altri servizi. Per vari motivi, uno dei quali è quanti dati richiude (appetibilità); altri sono spiegati chiaramente negli interventi che ho segnalato (un po’ lunghi).
      L’autenticazione in due passaggi non c’entra una cippa con quello che è successo: completamente inutile (anche questo è, se ricordo bene, spiegato negli interventi segnalati).
      Un attacco di forza bruta si evita. Pensa che un’istituzione tecnologicamente avanzata come tevac lo fa, limitanto i tentativi di autenticazione. Apple non lo faceva. Certo, era solo un baco in un servizio, ma era così.
      4. Già avere una copertina dell’album è qualcosa che è stato scaricato, senza il tuo consenso. Se hai attivato la funzione per scaricare automaticamente gli acquisti, hai scelto di scaricare **i tuoi acquisti**: non è la stessa cosa se io ci metto dentro qualcosa che tu non hai scelto.
      Possono fare un regalo, ma le modalità di azione scelte mi sembrano significative di un’impostazione più importante del fatto in sé.
      Non ti pare ci siano messaggi subliminali se ascolti al contrario? Perché, hai provato!? Passa le tracce o non ti credo!
      5. Ti confondi, mi attribuisci cose che non ho scritto (ma del resto ho scritto così tante idiozie che… come darti torto se ti sbagli?). Segnalo che la libertà di installare cose al di fuori del Mac App Store è appesa ad un filo.
      Nessuna polemica: è un fatto.
      6. Apple TV è l’esempio perfetto del passaggio dal modello iPod (sintetizzabile in “Think Different” e “meglio essere pirati che arruolarsi in marina”) ad un nuovo paradigma, che toglie libertà all’utente. A partire dalla sconvolgente limitazione della riproduzione su due schermi in simulteanea.

    • Oh, grazie macpakko! Sono contento di avere convinto uno che inalbera con fierezza delle posizioni così distanti dalle mie: segno tanto più valido della forza cogente di queste mie approfondite riflessioni!
      Riguardo alla valutazione di merito, sicuramente inattaccabile, ho un solo dubbio: migliore relativamente al blog o all’intera produzione umana passata, presente e futura? 🙂

      Ironia a parte: grazie!

  4. Caro Signor D, premetto che anche io concordo nella visione pessimista di apple, ma da qui a decidere di passare ad altra piattaforma ce ne passa.
    Trovo stucchevole l’intero post, demagogico e, contrariamente a tanti altri, poco approfondito forse perchè ti sei stufato di apple e quindi hai sparato un po’ a zero.
    La risposta di Angel riporta ciò che penso anche io: vuoi saltare dalla padella nella brace con Android? Sicuramente no… passi ad un barbeque lento con Windows Phone? Sicuramente no… allora sono sicuro che installerai sul tuo pc (perché non un arduino?) Debian GNU/Linux e prenderai un telefono tipo il nokia 3310.
    A quel punto dovrai però farci un post per farci capire se effettivamente ti senti meglio e lavori meglio oppure il prezzo da pagare sarà stato troppo alto.
    Dal canto mio uso serenamente e con sano pragmatismo iMac e iPhone e faccio attenzione alla mia sicurezza online. Il resto sono piccoli pezzi di libertà che cedo in cambio di una gestione più facile delle mille cose che ogni giorno faccio.
    Un caro saluto, senza nessuna vena polemica.

    • Caro Enrico,

      Grazie delle tue osservazioni che accolgo con serenità e cui rispondo ugualmente scevro di intenzioni polemiche (ma non di amichevoli provocazioni).

      Stucchevole: benissimo.
      Demagogico: no.

      Non miro a convincere nessuno di niente, non guido nessuno, non richiedo consenso, per cui credo tu abbia torto a qualificare il mio intervento in questo modo e rifiuto l’aggettivo (ti suggerisco in cambio: arraffazzonato, qualunquista, confusionario, facilone… in imo cordi non li considero attagliarsi a quello che ho scritto, ma se credi, questi li accetto senza problemi). Copincollo di seguito la definizione di demagogia del dizionario Treccani.
      http://www.treccani.it/vocabolario/demagogia/

      demagogìa s. f. [dal gr. δημαγωγία; v. demagogo]. – In origine, genericam., arte di guidare il popolo; in seguito (già presso gli antichi Greci), la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, spec. economiche, con promesse difficilmente realizzabili: fare della d.; discorsi che sono pura d.; rifuggire da ogni forma di demagogia. Anche, il regime politico basato su tale metodo, che rappresenta la forma corrotta della democrazia o una simulazione di questa.

      Poco approfondito? Forse, oppure è approfondito in una direzione che non noti (o non ti interessa). Ma grazie del dire che tanti altri interventi erano approfonditi! E dopo tutto forse hai ragione: in fondo scrivo questi appunti quando ho tempo…

      Sparare a zero: non credo di avere sparato a zero. O forse sì, ma se consideriamo che sia semplicemente la conseguenza dell’avere portato uno sguardo senza concessioni sulla situazione che esamino. Poi posso non avere capito nulla della situazione ed avere usato strumenti intellettuali inadatti, ma questa è un’altra storia 🙂

      Capisco che avere esposto i miei ragionamenti critici possa invitare a continuare la discussione, e lo apprezzo, ma per favore, come Gian, non prendere decisioni al mio posto, e non decretare alcunché sul’accettabilità delle mie scelte: come ho avuto cura di premettere, si tratta di orientamenti assolutamente personali, che non impongo a nessuno, e che a nessuno voglio imporre.

      Al tempo stesso visto che vuoi farti i fatti miei (e che io sono sufficientemente impudico da indurti in tentazione), sappi che sul mio telefono gira Firefox OS!

      Non un arduino perché è poco potente: meglio un novena (ne ho scritto sul blog) 😉

      Mi raccomando: continua ad usare iPhone, iMac, OS X (e tutte le altre schifezze possibili!) fino a quando non credererai che valga la pena cambiare. Come ho detto, le mie sono valutazioni personali, che condivido per due motivi: perché volevo spiegare che non fornirò più informazioni su Apple (ed invitare chi volesse rimediare a farsi avanti: non brucio la sedia che abbandono!), e perché credo nella possibilità di condividere pensieri e riflessioni come strumento di progresso sociale.
      A ragione rilevi che la transizione implica un prezzo da pagare (ogni cambiamento, del resto), e per questo credo che chi cambia debba farlo su impulso della propria volontà e determinazione, e non trascinato stancamente da altri.

      Un saluto a te: a presto, spero!

  5. Sopratutto in ambito informatico acquisto delle caratteristiche per soddisfare dei bisogni.
    Se domani Apple non soddisferà più i miei bisogni nella giusta proporzione mi rivolgerò ad un altro fornitore.

    In realtà non è proprio così perché anche a me Apple piace sempre meno ma passare a Microsoft sarebbe per me un problema ancora più grande e come sviluppatore FileMaker Linux non è una piattaforma praticabile.

    Hai scritto molte cose che condivido, altre un po’ meno mentre su alcuni altri sei secondo me in errore, ma il punto è un altro ; Apple ti ha disgustato oltre il tuo limite di sopportazione percui condivido pienamente la tua scelta.
    Ti assicuro che se potessi farlo lo farei ancora oggi.

    Ciao.

    • Caro Thierry,

      Esatto: la mia misura è colma. Si tratta di una valutazione assolutamente personale, come rilevi giustamente, e che ho la grande fortuna di potere fare perché non legato alla piattaforma. Per certi versi tu ti ritrovi nella situazione degli sviluppatori, evocata: lavori grazie ad Apple, lavori per Apple (un suo prodotto diventa preferibile grazie alla presenza di professionisti come te che lo valorizzano). Una simbiosi ma disequilibrata: e se un domani Apple abbandonasse File Maker? Ovviamente ti auguro di potere continuare a lavorare con File Maker sino a quando avrai voglia di smettere tu, liberamente!
      Questo mi fa pensare al web, del quale ho voluto già sottolineare l’importanza proprio per il suo essere indipendente dal sistema operativo, dalla macchina… Per pura curiosità: non esistono soluzioni web affini a File Maker?

      • Buongiorno D,

        soluzioni web ne esistono ma io non ho voluto investire in questo tipo di soluzioni essenzialmente per due motivi :
        1 – La complessità dello sviluppo.
        2 – La lentezza delle soluzioni.

        Se ne vuoi sapere di più contattami.

        Ciao.

        Thierry Riva
        FileMaker Business Alliance Member

        QuickClik
        Développement FileMaker
        Formation • Organisation • Coaching
        Chemin De-La-Montagne 124
        CH-1224 Chêne-Bougeries (Genève)

        thierry punto riva a arrotolata power-office punto ch
        http://www.power-office.ch
        Skype : thierryriva

        • Prendo i tuoi riferimenti ed in futuro non esiterò a contattarti, ma non in questo caso: era una domanda di pura curiosità!
          Credo comunque che in futuro la lentezza tenderà a ridursi molto (a priori).

          (modifico il tuo indirizzo di posta e rimuovo i numeri di telefono)

  6. Ho una idea geniale, un programma che darà la paga a tutti ma la mia prima preoccupazione non è quella di regalarla al mondo ma di registrarla coperta di brevetti.
    Sarei tentato renderlo disponibile a tutto il mondo ma a chi credi verrà l’idea di regalarmi un centesimo? Siamo nel mondo dove tutti vogliono avere i prodotti migliori senza pagare.
    Si, scriveranno in rete un sacco di elogi ma offerte nessuna.
    Sono d’accordo con Te ma come risolviamo il problema?

    • Capisco perfettamente il dilemma, Emiliano, ed effettivamente il finanziamento dei programmi a codice aperto e gratuiti è un punto problematico. Tieni presente che esiste anche software a codice aperto, ma commerciale.
      Un progetto a codice aperto che ha successo va molto oltre quello che sarebbe potuto essere in caso contrario: da Linux a Think Up di Gina Trapani, e può superare il problema del finanziamento (vedi appunto questi due esempi).
      Io credo che sia un esempio del fatto che ricevi quello che dai (e ci leggo una straordinaria corrispondenza con dei principii cristiani, ma tralascio).

      Certo è difficile, perché richiede un’evoluzione sociale, ma è questo uno dei punti chiave: codice aperto o chiuso, Linux o Windows e OS X, ai miei occhi sono delle scelte di sistemi sociali, non solo tecniche. Conto di parlarne ancora.

  7. Di tutto ciò mi sconcerta la veemenza, mi spiego meglio: nessun ragionamento fatto senza distacco è obiettivo. So già che mi dirai che è una opinione personale, ma è un’opinione che ha falle di approfondimento e quindi di precisione. Metti in luce una faccia delle medaglia e non provi a guardare l’insieme.

    Per esempio Apple Pay: è vero che Apple prende lo 0,25% (o quel che è) dei costi di transazione, ma è una questione normale: percentuali minori vengono prese da altre compagnie più oscure per garantire le transazioni, vuoi che siano assicurazioni, vuoi che siano intermediari bancari. La ‘ficata’ di Apple Pay è che da un punto di vista di VISA/MasterCard e compagnia pagando Apple garantisce una sicurezza intrensicamente maggiore rispetto ai POS tradizionali perché il numero della carta non viene trasmesso al merchant, inoltre gli istituti delle carte di credito possono rivendere i dati marketing alle grandi catene che adesso hanno il proprio sistema di rilevamento. Per l’utente finale, invece, il vantaggio è avere un sistema veloce e sicuro di pagamento e, sinceramente, la prospettiva di non avere più il portafogli in tasca a me intriga.

    iCluod bug: due pesi due misure. Canonical fa una sciocchezza passandola come feature e gliela concedi, Apple ci mette un bug e li linci? Mi pare che ti si chiuda la vena solo perché c’è la parola Apple.

    Gatekeeper non è AppStore, ma un servizio di sicurezza per me fondamentale. Se vuoi software non firmato lo disabiliti facilmente, ma ti evita di installare versioni malaware di, che so, FlashPlayer cucinate ad arte. Si stavano diffondendo i malware e Gatekeeper è la risposta giusta per me, semplice e sicura e quanto alla paranoia che un domani la blindino per me non ha semplicemente senso perché sarebbe una spina nel fianco ai developer.

    Non ti fidi di Apple, mica devi, però ricordati che Apple ha creato il mercato software più remunerativo della storia e, soprattutto, il più scalabile dai piccoli e indipendenti. Non ti fidi di Apple, ma è solo dalla morte di Jobs che si è aperta per quanto piccola sia la fessura le estensioni di iOS non avrebbero visto la luce senza Tim alla guida. Non ti fidi di Apple ma dimentichi quando hanno creato le mappe per non dare altri dati a Google delle tue/mie gite fuori porta. Si c’erano anche altri motivi, ma anche il non svendere i dati dei clienti ha avuto un peso nella scelta finale. Non ti fidi di Apple anche se, in effetti, con i tuoi dati non ci guadagnano neanche un centesimo e hanno limitato la raccolta dei dati pubblicitari. Non ti fidi di Apple, mi pare, molto per partito preso.

    • Ti dirò di più: nessun ragionamento è obiettivo, e nessun ragionamento ha davvero distacco. E guarda un po’: io non pretendo in alcun modo di essere obiettivo! 🙂

      Apple Pay: ricordati che Apple *si aggiunge* ad un processo che già esiste.

      iCloud e Canonical: sì, due pesi e due misure, perché si parlava di due cose radicalmente diverse. Uno è mettere in pericolo gli utenti, l’altro è cercare una soluzione (sbagliata) al finanziamento del sistema. E reversibile, dato che bastavano due comandi da terminale.

      Sei contento con Gatekeeper? Bene. Se domani non puoi più oltrepassarlo, ti sei chiesto cosa farai? Per te non ha senso, va bene. Ma se così fosse?

      Sinceramente non capisco molto bene il senso del tuo catalogo conclusivo (scusa, sarà l’ora, o il materiale di partenza…).
      Con questi dati forniti rigorosamente dal tennico del bar sport, cosa vogliamo dire? Semplicemente che Apple ha favorizzato un ecosistema che valorizza i suoi prodotti e che quindi ha agito nel proprio interesse?
      Le mappe sono per difenderti da Google? O per difendere il proprio parco clienti? O per questioni di negoziazione tra imprese? Hanno limitato la raccolta pubblicitaria? Certo, perché vogliono che ne benefici solo la loro regia pubblicitaria. Magari. O magari no (ma forse sì ;-))

      fearandil: che sia per partito preso o no, fregatene, così come io me ne frego (di convincerti, innanzi tutto). Valuta quello che porto io alla discussione: se ti interessa, bene, se no mi spiace di averti fatto perdere tempo e lascia stare! 🙂

  8. Ognuno può avere le proprie convinzioni, ma spacciar crusca per grano non è corretto. Trarre conclusioni da supposizioni campate in aria e spacciarle per ‘visione del futuro’ non è non essere obiettivo, è truccare il gioco.

    Apple Pay: pensi che la percentuale che prenderà Apple sulle transazioni sia una nuova gabella inventata a Cupertino, ma sbagli. È la percentuale che già prendono le banche e le assicurazioni per garantire la transazione. Pensi forse che quando VISA ti rifonde di una transazione fraudolenta ti restituisca i soldi per filantropia? Ogni transazione è assicurata e le assicurazioni si prendono una percentuale sui costi della transazione, ora Apple, evidentemente grazie alla sicurezza del suo sistema e _soprattutto_ per la montagna di contante che ha può sostituire l’assicurazione e anche la banca in questo processo quindi richiedere una percentuale per i costi sostenuti. Già perché non pensi ai server, alla connettività e allo stipendio degli ingegneri che stanno dietro a tutto il processo. Se Apple Pay sarà un successo Apple potrebbe anche guadagnare, ma son certo che le cifre, al netto dei costi, saranno modeste per l’azienda. Apple lo fa per l’eco sistema dei suoi device, non per controllare la tua vita.

    iCloud e Canonical: confronti un errore (il bug di iCloud non puoi certo spacciarlo per intenzionale) con una intenzione (Canonical prendeva soldi da Amazon) e pretendi di aver ragione? Per quanto grave un bug non fa parte delle intenzioni, mentre Cananical ha tradito proprio i concetti alla base del software open.

    Gatekeeper: ammesso e non concesso ti rispondo che se non potessi disattivare Gatekeeper (che è software) probabilmente non aggiornerei o lo aggirerei, ma tu puoi forse sostenere che non abbia stroncato sul nascere i malaware per Mac? La sua funzione è di grande aiuto per gli utenti (e sono la maggioranza) non avvezzi alla sicurezza informatica. Basi la tua critica su una tua illazione non basata su fatti ma su tue paranoie. Hai una sola prova che Apple blinderà OS X in un qualche momento del futuro? Io ho la prova di 4 anni in cui NON lo ha fatto. Per cortesia smettiamo questo FUD.

    Quello che cerco di comunicarti è che stai facendo disinformazione su alcuni argomenti e non lo trovo corretto. È corretto affermare che Apple ti passerebbe cinque volte sopra se gli servisse, è il mercato, bello o brutta che sia le aziende son spietate, ma riconosco che Apple curi sia i prodotti che i clienti e non si può dire per quasi nessun altra società, Canonical compresa.

    • È bello vedere come passi in poco tempo da riflessioni filosofiche su obiettività a raccogliticcie pretese di sapere cosa è vero e cosa no.

      Apple Pay: caspita come conosci bene una realtà che non esiste ancora. Sappi che chi garantisce la transazione non dovrebbe cambiare.

      Gatekeeper non ha stroncato sul nascere i malware per mac. E non solo perché ne erano nati già un bel po’, ma perché Gatekeeper viene dopo X Protect.

      Ma siccome io faccio disinformazione, mi fermo qui. Non sarò corretto, ai tuoi occhi: mi spiace, ma temo ti toccherà fartene una ragione.

  9. post piuttosto “sgangherato” nel suo sviluppo…
    non ne condivido le premesse, ma ne condivido da tempo le conclusioni.
    quello che posso obbiettare rapidamente è che icloud, iphone, itunes… nessuno ti obbliga ad usarli. puoi prendere solo quella parte del “sistema apple” che effettivamente ti serve e rappresenta un bilancio positivo nella tua vita, tralasciando il resto.

    più nel dettaglio: dopo un breve incontro col system 8.5 sono passato definitivamente ad apple con macosx.
    l’ho fatto perchè mi serviva un computer, e le esperienze con l’allora windows m.e. erano state le ultime di una serie di frustrazioni informatiche.
    osx era un buon os, e l’ibook su cui girava un buon portatile.
    mi è poi stato regalato un ipod touchwheel, ed era un buon compromesso come usabilità e portatilità per un lettore musicale.
    l’amore è durato (come sempre?) 7 anni circa.
    ad un certo punto apple decise che fare computer (ed ipod) non rendeva abbastanza e si mise a fare altro, nello specifico telefoni.
    per quanto mi riguarda, apple può fare quel cavolo che le pare, ma se le sue nuove attenzioni significano un peggioramento dei prodotti che interessano a me, allora un po’ mi girano.
    come tanti hanno notato, lo sviluppo dei sistemi pc ha subito un… ehm… “rallentamento” da quando apple ha dedicato le risorse ad ios.
    il risultato ad oggi è che il mio computer non è proporzionalmente tanto buono rispetto alle alternative come lo era dieci anni fa, ed in vari casi ho avuto un oggettivo peggioramento delle prestazioni (iwork ’09? qualcuno?…).
    io credo che apple DEBBA guadagnare e francamente non vedo male il fatto che cerchi nicchie di margine nei vari servizi che offre, ma come sempre, se un servizio non lo paghi…
    la falla di icloud? bah, falla. sì, “design poco felice”. ma il punto principale (e forse la vera storica colpa di apple) è far credere a tutti che tutto “funziona e basta”, senza bisogno di capire, di adattare alle proprie esigenze.
    la verità è che “funziona e basta” un par di … e la conoscenza di ciò che si sta facendo è necessaria tanto più quanto più si separano le “cose proprie” (informazioni, documenti) dai “luoghi propri”, e questo la maggior parte degli utenti di prodotti informatici oggi non l’ha capito perchè non gli è mai stato insegnato, perchè non ha assistito in prima persona all’evoluzione dell’ambiente diluito delle reti ed ha un’idea molto vaga di cosa, come e perchè, con buona pace dello sguardo beota dei genitori che gongolano a vedere il loro piccolo “nativo digitale” a sditazzare lo schermo del tablet.
    personalmente non uso iphone, non uso icloud, non compro roba su itunes store, evito i software acquistabili solo sui mac app store/itunes store (ed ecco anche perchè non uso iphone…), non lascio numeri di carta di credito ad apple, nè a google, nè ad amazon, non ho il geotagging attivo su nessuno dei miei dispositivi, non uso sensori medici che condividono le informazioni con terzi, i miei file su cloud sono solo quelli che posso trovare utile avere raggiungibili via web ed i miei backup sono su disco offline nella mia libreria.

    apple è una gabbia dorata, non più interessata a sviluppare i prodotti a cui sono interessato io, e per questo sto cercando da anni un’alternativa.
    ho provato linux.
    dopo settimane di impostazioni e raffinamenti, la durata di batteria del mio portatile durava esattamente la metà che con osx.
    la libertà dalle prese di corrente, insomma, veniva controbilanciata dalla libertà del software.
    ad oggi resto su osx, scontento, solo perchè mi mancano alternative reali.
    e questo sarà così finchè non si tornerà allo sviluppo congiunto di hw e sw, che, guardacaso è la cosa che SOLO apple fa, sia sui pc che sui telefoni.
    linux continuerà a galleggiare finchè non abbandonerà un approccio “windows-like” e tenterà una strada più “apple-like” sull’ottimizzazione sw, e android resterà una schifezza per le stesse ragioni, tuttavia per ora appena più accettabile di ios.

    avvertimi se trovi un os decente…

      • Ubuntu (pesante)
        Mint (già meglio, ma stessa roba)
        Fedora (instabile e con vari bachetti)
        Alla fine il meglio l’ho ottenuto con un’installazione rolling di arch, che però, come detto, pur essendo il migliore tra i provati restava assai indietro rispetto a osx.

        • Ps: vorrei precisare che quando dico che la batteria durava la metà rispetto all’uso con osx lo dico sapendo perfettamente che comunque la durata che ottenevo era perfettamente in linea con quella dei portatili windows in circolazione nel periodo.
          Ed è proprio questo il punto…

  10. Pingback: Sistema operativo: una scelta di società | Signor D

  11. Commentando un altro tuo post mi sembra di ricordare che concludevo con l’amara constatazione di sentirmi comunque ed inevitabilmente un suddito. Là si parlava di qualcosa di più ampio, Snowden ecc., ma la sostanza non è che cambi molto, sempre di potere e di suo esercizio si trattava e di come il singolo individuo possa in qualche modo ed in qualche misura ridurre il peso e l’invadenza del giogo che, più sofisticato che un tempo, secondo me comunque tocca sopportare a tutti quanti.
    Sempre in quello spazio si citavano “il dubbio” e la consapevolezza. Ti assicuro che ne sono un cultore persino eccessivo.

    Ora di questo tuo sfogo non posso che notare in modo preminente una forte dose di manicheismo che mi pare sottenda una tua precedente esagerata concessione di fiducia.

    Apple è un’azienda, è americana ed è diventata la più grossa, quanto a capitalizzazione, mentre è da parecchio fra le più grosse al mondo come ricadute sul quotidiano di un’enorme quantità di esseri umani. Questo sia direttamente che indirettamente anche per tutti coloro che la evitano come la peste da ben prima di te. Chiunque deve fare i conti col fatto che inevitabilmente Apple influisce anche su chi non ne è un’utente condizionando le politiche dei concorrenti.
    A mio parere è una pura illusione che ritirarsi in un “diverso recinto” rispetto agli esistenti possa costituire una sorta di “liberazione”.

    Come ti ho già scritto è mezzo secolo che m’interesso di politica ed ho visto accadere di tutto e sognare ancor di più. La stagione in cui “alternativa” era il mantra più gettonato (qualcosa di vagamente assimilabile a quel che oggi si può inquadrare col “culto” dell’open source in ambito informatico) si passò in pochi anni dai figli dei fiori ai movimenti terroristici più “inconsapevoli” e le gambe su cui camminarono certi “sogni” furono spesso le stesse e sicuramente “le masse” che seguirono ed aderirono a vari livelli erano costituite dal medesimo tipo di giovani affetti da una forte propensione bipolarista tra illusioni acritiche e delusioni altrettanto emotive.

    Dopo tanto tempo personalmente ho maturato la convinzione che schierarsi e lottare a mo’ di Don Chisciotte ora contro questo ora contro quel mulino a vento è del tutto dispersivo ed inutile. L’unica mossa vincente è imparare di più, conoscere di più, per il proprio ambito imparare a governare i fenomeni invece che subirli.
    Quindi, tornando ad Apple che nonostante tutto è solo uno degli aspetti delle tribolazioni quotidiane, solo avendole attribuito in precedenza chissà quale valenza taumaturgica se ne può poi restare altrettanto profondamente delusi per la concretezza delle sue pratiche commerciali. Solo conoscendo meglio Apple et similia, e quindi continuando a parlarne senza le proverbiali “fette di salame”, se ne possono trarre gli indubbi benefici evitandone i trabocchetti variamente ed invasivamente soggioganti.

    Una sorta di aneddoto relativo ai pagamenti occulti.
    Intorno ai primi anni ’90 una ricerca confrontò il costo del canone RAI con l’incidenza dell’aumento dei prezzi generalizzato imputabile all’aumento dei costi pubblicitari dovuto alla presa “di quel potere” dall’allora privatissima Fininvest attraverso Publitalia. La conclusione era che chiunque, anche chi non guardasse la TV, aveva subito un incremento della spesa di circa 70.000 lire annue. All’epoca quella cifra era anche all’incirca l’importo della tassa di stato su radio e TV che gravava persino su ogni auto e altro mezzo mobile.
    La cosa triste è che a tutt’oggi continuiamo a pagare silenti questa tassa a tutto vantaggio “principalmente” di un’azienda monopolista di fatto in spregio a qualsiasi normativa.
    Qualcuno vorrebbe avviare una crociata per l’abolizione della pubblicità e l’introduzione del pagamento di qualsiasi servizio oggi forfetizzato tramite essa?

    • Non credo proprio di ricadere nel caso di figura dell’amante deluso che inverte verso al trasporto ed alla fiducia che accordava, così come non mi riconosco nell’evocazione del manicheismo.

      Credo di sapere meglio di tanti come l’influenza di Apple si estenda anche al di là dei suoi utenti (nel bene, WHATWG) e nel male (H264, DRM in HTML5).

      Ti invito a vigilare sul rischio dell’esperienza: avere visto molto diventa un paraocchi, nel momento in cui si è più pronti a ricondurre i fenomeni al già noto piuttosto che coglierne la specificità. Uno stesso vestito può stare a tutti: ma non basta perché sia il loro.

  12. Pingback: I pagamenti in Firefox OS | Signor D

  13. Mah… chiunque ti offre un servizio te lo fa pagare in qualche modo… non ci vedo nulla di scandaloso

    Hai scritto così tante cose che rispondere a tutto è impossibile, alcune cose le condivido, altre meno, altre per niente, alcune cose sono tanto sensate quanto scontate, altre mi sembrano sfiorare il confine dell’inutile polemica.

    Mi soffermo solo su un punto, anche se so che non è questo il succo del discorso che vuoi fare (ma è quello che mi dà più spunti): ApplePay

    Apple guadagnarà con ApplePay? Certo… credi che nessuno guadagni quando usi altri sistemi NFC? o quando “banalmente” usi la carta di credito? Google gudagna vendendo i tuoi dati, tracciando i tuoi gusti e i tuoi spostamenti, obbligandoti a sua volta ad iscriverti ai suoi servizi (volti a raccogliere ulteriori dati in un circolo vizioso).
    Microsoft sembra quasi diventata la più pia in questo universo (solo perché non è ancora riuscita a sfondare nel mobile, anche se ci sta riuscindo nei servizi online) e Linux certo, può essere la soluzione, ma ha un costo che non è economico ma temporale, se vogliamo piacevole (è sempre piacevole imparare) ma che non copre i bisogni di tutti al 100%, e quindi sarebbe un “di più” da fare (al quale, purtroppo, personalmente non ho tempo da dedicare).
    ApplePay è sicuro? nulla è sicuro al 100%, ma per come sembra strutturato sembra più sicuro di ogni altro sistema simile. Il tempo ci dirà se è vero, ma quando vedo che c’è chi mi propone di pagare certi servizi scrivendo il mio numero di carta di credito su una carolina posta da imbucare nella cassetta delle lettere (e chi mi ha fornito la carta di credito ci guadagnarà) capisci che posso pensare ad ApplePay come soluzione più sicura… così come penso che sia più sicura anche se penso che usare altri NFC su altri telefoni richiederebbero di associare la mia carta di credito alla mia SIM con un particolare contratto con il mio operatore telefonico (ognuno ci guadagna in questa catena) e senza ulteriori opzioni di sicurezza quali il codice univoco ad ogni operazione.

    L’erba del vicino è sempre più verde, imparato per esperienza diretta in più occasioni: la soluzione perfetta non esiste, ognuno scelga quella con cui si trova meglio.

    • Grazie dell’essere passato di qui ed avere voluto lasciare un commento, Domenico!

      Uff, avevo scritto una risposta, quasi completa, ma si è persa. Mi riassumo.

      1 Sbagli: il costo di una transizione **è** economico. Non necessariamente finanziario, ma economico sì (il tempo è una risorsa economica). Ho esposto il mio punto di vista sul costo, qui: http://signord.tevac.com/2014/09/23/sistema-operativo-una-scelta-di-societa/
      2 Non puoi decidere di focalizzarti su Apple Pay per poi andare fuori strada parlando di Google (che è il male) e profilazione: no no, vietato! Non c’entra!
      3 Capisco che non sono riuscito ad evidenziare un elemento importante: Apple Pay è uno strato ulteriore sopra una struttura già esistente (i pagamenti tramite carta di credito) che non sostituisce, per casi già coperti dalla tecnologia esistente. Offre comodità (mah), prende una rendita ed impone un costo.

      Della sicurezza di Apple Pay non si può dire altro che “da quello che ha annunciato Apple, il modello teoretico adottato sembra potere essere sicuro”.

      Ma rassicurami, Puce, ho mai scritto che tu (o altri) non devono usare prodotti Apple? Perché non credo e non voglio: ognuno deve scegliere, ed io ho semplicemente dato alcune indicazioni sulla mia scelta.

      • Sono di corsa, vado per punti:
        1) Certo, lo so che il tempo è una risorsa e quindi equivale a denaro… 🙂
        Dicevo semplicemente che non si tratta di moneta sonante: chi ha tempo lo può “investire” a costo basso, chi non ha tempo assegna un grosso valore a quel poco che gli rimane.
        2) Il legame tra ApplePay e Google è semplicemente un discorso legato al fatto che ogni servizio, in un modo o nell’altro, lo paghi… chiunque te lo offre… anche chi finge di dartelo gratis nicchiando all’OpenSource
        3) non credo che ApplePay si tramuterà in costi per l’utente

        Riguardo la sicurezza di ApplePay, stiamo giudicando il modello, e il modello mi pare migliore di altri: c’è un codice univoco grenerato da un apposito chip di sicurezza, un TouchID che risiede solo sull’hardware in modo criptato, e la mancanza assoluta (anche visuali) di passaggi di numeri di carta di credito… non sono un inventore, ma mi viene difficile immaginare di meglio… per assurdo, qualsiasi pagamento realizzato consegnando la carta (e credo che anche tu faccia acquisti con la carta nei negozi) ha una sicurezza prossima allo zero se il commesso è in malafede

        Riguardo quello che hai detto tu, è molto chiaro il discorso 🙂 Sto semplicemente facendo presente che non condivido (tutte) le tue motivazioni

        Ad ogni modo spero che continuerai comunque a scrivere su Tevac, anche di Linux…

        • 1. Era chiaro, la mia era una pignoleria terminologica.
          2. “Finge di nicchiare all’open source”… stai parlando di Google… o di Apple? 🙂
          Quali costi operativi ha Apple Pay? Potenzialmente nessuno: i dati stanno in locale e Apple interviene solo nel mediare la comunicazione tra il tuo terminale ed il POS che invia i dati all’istituto di credito. Ma appunto, ne sappiamo troppo poco: non possiamo neppure giudicare la sicurezza del modello, perché non conosciamo che quello che ci hanno voluto dire…
          Io comunque che Touch ID e le carte rimangano solo sulla macchina non lo credo: qualcuno ha provato a configurarlo, fare copia del dispositivo intero e ripristinare la copia su un altro dispositivo?

          3. Per forza si tramuterà in costi per l’utente: i nuovi costi ci sono, qualcuno se ne deve fare carico, e chi se ne fa carico recupererà altrove oppure soccomberà (-> costi sociali, che se vivi in un posto con stato sociale, sono rapidamente costi finanziarî, se vivi in un posto senza stato sociale, sono costi finanziarî comunque, ma meno rapidamente)

          Grazie per i commenti (e per le lusinghe! 🙂

          • 1.ok
            2.deciditi: se dici che ApplePay non ha costi operativi perché i dati stanno solo in locale, allora non puoi dire che non credi che il TouchID rimanga solo sulla macchina 🙂
            A parte gli scherzi, il ripristino lo farò tra qualche giorno, quindi ti saprò dire, in ogni caso, anche ipotizzando la malafede, mi parrebbe stupido farsi sgamare in un modo così semplice… Tornando a parlare di costi, costi operativi non ce n’è, se non quelli di realizzare l’infrastruttura e piazzare i relativi chip nei vari iPhone da qui a venire. Sulla singola operazione non c’è alcun costo, ma non è solo questo a determinare il fatto che Apple abbia “diritto” o meno ad una percentuale sulla transizione (e qui mi riallaccio, in parte, anche al punto 3)… si creando nuove opportunità di pagamento e potenzialmente un maggior numero di transizioni: l’idea è che questo maggior numero di transizioni compensi la percentuale “dovuta” ad Apple, s ehanno fatto bene i loro conti…

            Tornando un attimo sulla sicurezza, il modello, IMHO, si può si giudicare… non vedo quali sono le tue remore… attualmente quando faccio una transizione via internet con la mia banca uso un dispositivo hardware che genera codici univoci (equivalente all’apposito chip dell’iPhone), un mio codice personale scelto da me (che è meno sicuro dell’impronta digitale), e un codice cliente (che possiamo assimilare al numero dlela carta di credito); non capisco perché dici che non possiamo giudicarlo… è la stessa cosa ma fatta semplicemente avvicinando il telefono al POS e senza trasmettere quei dati che inevitabilmente transitano nell’homebanking

  14. puce neanche io ho capito bene questo post, fino a quando oggi non ho letto il suo nuovo post “I pagamenti in Firefox OS”, a quel punto tutto è molto più chiaro, a D brucia un po’ che Firefox OS ed il suo sistema di pagamenti sia stato un clamoroso buco nell’acqua, e che a praticamente nessun operatore me costruttore di telefoni voglia utilizzarlo nei suoi terminali.

    • Attento, però, Riccardo, a collegare le prime cose che ti vengono in mente con quello che trovi sottomano: 19 operatori, ed una decina di telefoni in commercio. A volte se non capisci, forse è che non c’è niente da capire. A volte.

      • Se ho interpretato male il tuo pensiero sono pronto anche a scusarmi, ho solo scritto quello che è stata la mia impressione, dopo aver letto il tuo ultimo articolo ed averlo ricollegato a quelli precedenti, ed infatti fino ad oggi non ero intervenuto, proprio perché sul tuo primo articolo, quello nel quale dicevi di non voler più parlare di Apple, non avevo nulla da dire
        Quanto a Firefox OS:
        Hai scritto “19 operatori, ed una decina di telefoni in commercio”
        Che in termini di unità vendute ed in termini di fatturato sarebbero ?
        Io francamente non vedo grande entusiasmo riguardo a terminali basati su Firefox OS da parte dei gestori o dei produttori ne degli sviluppatori.
        C’e stato un certo “Hype” all’inizio ma poi mi sembra che attualmente tutto si sia molto sgonfiato, forse anche per certi errori di marketing di Mozilla ?

        In Italia per quanto ne so c’è solo TIM che li vende ed è un solo modello di fascia bassissima.
        Anche facendo una ricerca con duckduckgo su “Firefox OS” i risultati non sono molto incoraggianti.

        Francamente non mi sembra che Firefox OS allo stato attuale una alternativa valida per l’uso che IO faccio del cellulare.
        Questo ovviamente e solo il mio personalissimo giudizio, costruito sulla base dell’utilizzo che io faccio del cellulare.

        • Riccardo, non c’è niente di cui tu ti debba scusare, così come non mi devo difendere io! Interpretali come credi, in tua totale libertà. Alcune osservazioni mi straniscono, tutto qui.

          Hai ragione: Firefox OS non è un’alternativa valida per l’uso che fai tu del tuo telefono cellulare. E lo dico senza sapere che uso tu ne faccia, ma sapendo quale è il mercato di Firefox OS al momento: i telefoni di base, quelli che oggi non sono dei computer. Firefox OS nasce come progetto per i prossimi due miliardi di utenti internet, che saranno degli utenti di telefoni cellulari nelle nazioni emergenti. Nessuno vuole invitarti ad abbandonare un telefono di alto livello per Firefox OS, perché ne saresti sicuramente frustrato e non ti offrirebbe quello che cerchi.

          Numeri? Non ce ne sono, gli operatori ed i produttori non li hanno diffusi. Non significa nulla, ma sappi che il telefono di base che offriva ZTE (non ricordo il modello) è andato esaurito abbastanza rapidamente, così come i Geeksphone (anteprime).
          Soli TIM vende? Sì, certo, perché è solo TIM il partner in Italia.

          Dato che Firefox OS non si indirizza a noi, siamo in una posizione che non ci permette di valutarne il successo: dalla nostra prospettiva non si vede, ma non siamo certo il centro del mondo, almeno questa volta.

  15. 2. Ti sembra davvero contraddittorio?

    Ah, bene per il test: è una curiosità che ho da tempo e mi stupisce che nessuno abbia dato segnalazioni in merito!

    Costi operativi 0, chip a costo 0 (pagati da chi compra il telefono e da chi affitta il POS). Poi certo, Apple può avere tutti i diritti che si prende. Ma è equo che se li prenda?

    Sulla sicurezza tieni presente che no, codice non è uguale ad impronta digitale e sull’impronta digitale Apple ha sbagliato tutto, a livello di uso concettuale dell’elemento (questo è un buon elemento che dà indizi in merito http://blog.bfitz.us/?p=1879).
    Il modello, Domenico, non si può giudicare perché sino a che tutto non è descritto nei dettagli e tutto il codice è sul tavolo, non puoi dire di conoscerlo. Quello che viene descritto sembra a priori un buon modello, questo sì.

  16. Ho tentato di affrontare una migrazione simile, sia sul fronte del personal computing che su quello delle soluzioni per il mobile, in passato, ma sono dovuto tornare sui miei passi, non potendo destinare l’intera mia giornara a sistemare questa o quella cosa che non funziona, che è incompatibile, che… vabbè penso che il concetto sia chiaro.
    Io mi auguro di cuore che oggi tu possa riuscirci, così poi potrò fare tesoro della tua esperienza e magari riprovarci.
    Spero quindi che tu ci tenga aggiornati, su queste pagine, suoi tuoi progressi e sulle soluzioni che hai trovato.
    Buona fortuna!
    😀

    • Il concetto è proprio chiaro, sì! Sono problemi che incontrano tutti, comprensibilmente, nella transizione, ed anche io. Ne parlerò, sì sì!

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