Ad occhi chiusi

La prospettiva centrata formalizzata da Filippo Brunelleschi nel Quattrocento è una mera convenzione formale o lo strumento che riassume e dischiude nuove potenzialità teoretiche?

Sì. No. Forse, boh. Vabbe’, no, non è che si debba dare una risposta qui ed ora a questo valido interrogativo: questa settimana si parla di The Pirate Bay, non di storia culturale dell’occidente.

Oppure sì?

In effetti ancora non abbiamo la possibilità di mettere in prospettiva gli eventi, ma è già palese che la rivoluzione numeriale ha avuto un incidenza profonda sulla nostra società: difficile negarlo.
Gli equilibri cambiano, problemi vecchi incontrano nuove soluzioni, soluzioni vecchie muoiono e nascono problemi nuovi.

Finanziamento

Abbiamo visto ieri come l’avvento di strumenti decentralizzati di condivisione di sapere e conoscenza è una soluzione tecnicamente superiore, per questo destinata ad affermarsi.
Destinata anche a fare sorgere un nuovo problema, quello del finanziamento: abituati ad un mercato sostanzialmente dominato, con regole stabili, gli attori dell’industria del monopolio del diritto di copia hanno visto messo in crisi il loro modello economico.

In una sequenza del film TPB AFK, Peter Sunde discute con il responsabile della sede svedese di una grossa casa discografica, cercando di fargli capire i termini della questione. Ingenuo!

The Pirate Bay non è interessata alla musica ed ai film. The Pirate Bay è un generico strumento di distribuzione per ogni genere di documenti. Invece di questa lotta potremmo riconoscere che la condivisione di sapere e cultura è una cosa buona e quindi potremmo concentrarci su come permettere agli artisti di guadagnare.

Peter ha mantenuto fede all’impegno che si prefiggeva: ha creato Flattr, un servizio che permette in maniera semplice di finanziare i gli autori su internet. Che scrivano un blog o codice, cantino o filmino…
L’impegno di Peter è lodevole, mostra la sua buona fede rispetto a quello che dichiara durante il processo, ed in più, tocca un punto chiave del furuto del mondo numeriale. Ho già avuto modo di dirlo parlando dei programmi con codice aperto: una nuova consapevolezza in quest’ambito è imprescindibile.

Cosa hanno fatto invece i suoi interlocutori? Niente, perché non vogliono.

L’intermediario

È sempre così, in economia. L’intermediario ci guadagna.
L’intermediario prende le cose da Gianni e le dà a Pinotto. L’intermediario paga Gianni con i soldi di Pinotto, meno un qualcosina per il suo servizio. L’intermediario non produce: serve gli altri. E se ha successo, diventa indispensabile, talmente grosso che è impossibile ignorarlo. L’intermediario non produce niente, ma senza di lui è come se non ci fossero più prodotti: basta che Gianni non sappia come parlare a Pinotto, e se Pinotto non sappia trovare Gianni.

Gli attori dell’industria del monopolio del diritto di copia, lo abbiamo detto ieri, non sono, di solito, dei meri intermediarî, ma parti in causa, che investono e collaborano alla riuscita del prodotto.
Ma la posizione di intermediario è imprescindibile: è lì che si guadagna di più, è lì che si ha il potere. Con l’avvento di internet, sempre più l’intermediario può venire meno, ma questa è una minaccia da scongiurare! Bisogna restare nella posizione di intermediario, a tutti i cosi, ed impedire che questo ruolo salti!

Se non mi fossi ripromesso di parlare di The Pirate Bay, segnalerei che è esattamente questa la battaglia che stanno svolgendo Amazon e Hachette: il secondo era l’intermediario grosso sino a prima dell’avvento di internet; il primo vuole rubargli il posto. Vecchi e nuovi sfruttatori: schierarsi per l’uno o per l’altro significa comunque aggiogarsi.

Economia dell’abbondanza

Se chiudo gli occhi, il mostro cattivo non c’è più.
Questo è l’atteggiamento dell’industria del monopolio del diritto di copia, che non vuole riconoscere che è avvenuta una rivoluzione copernicana nel suo settore: gli strumenti produttivi si sono diffusi nelle mani di tutti.
Fare un vinile è complicato, anche se hai un vinile da copiare.
Se invece hai una canzone in formato numeriale, farne una copia è semplicissimo. Quanto costa fare una copia? Poco, pochissimo, quasi niente.

Improvvisamente l’industria del monopolio del diritto di copia si ritrova a dovere operare in un’economia nella quale perde il monopolio della capacità tecnica di copiare e nella quale copiare non costa niente, ed il bene che commercia è sovrabbondante.

Il quadro è approssimativo, ma nondimeno vero: il valore che avevano i beni fisici era determinato dal contesto economico, di penuria. L’industria del monopolio del diritto di copia non può aspettarsi gli stessi guadagni in ambito numeriale, dato che il contesto economico è di abbondanza.

L’industria del monopolio del diritto di copia non vuole perdere il ruolo di intermediario e non vuole tarare i suoi ricavi sulla base di un nuovo contesto economico: aprire gli occhi è impossibile, anzi, vietato.

Rinvii

Settimana pirata

Gli interventi del blog di questa settimana prendono tutti spunto dal film TPB AFK, di Simon Klose, documentario del processo a quattro persone legate al sito The Pirate Bay, svoltosi negli anni 2009 e 2010.

Gli imputati sono stati tutti condannati e tre di essi sono attualmente detenuti, due dei quali in carcere. The Pirate Bay ha invitato i suoi utenti a scrivere loro.

Gottfrid Svartholm Warg
c/o Jens H. Jörgensen Politigården
1567 Copenhagen
Danimarca

Peter Sunde
Box 248
593 23 Västervik
Svezia

TPB AFK

Simon Klose ha girato un documentario del processo: TPB AFK, ossia The Pirate Bay lontano dalla tastiera, nel mondo non numeriale. Il film è stato finanziato grazie ad una campagna di sottoscrizione che ha raccolto 51.424 $. È liberamente disponibile in linea.

Gli interventi di questa settimana prendono spunto dal film.

Gli altri interventi

Gli altri interventi di questa settimana pirata:

1 Commento

  1. Pingback: Male accompagnati | Signor D

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