Nuove soluzioni, nuovi problemi

Sono come gli hamish: non vogliono l’elettricità, perché sanno come cavarsela senza elettricità.

Nel corso di TPB AFK, Peter Sunde parla così dell’industria del monopolio del diritto di copia.
Questa è una digressione a partire da questa affermazione, corretta.

L’industria del monopolio del diritto di copia è un settore i cui interessi sono considerati strategici dagli Stati Uniti d’America. Normale conseguenza, gli Stati Uniti seguono con interesse, incoraggiano, richiedono da governi stranieri, degli interventi che salvaguardino questo settore della loro economia.

Il 2009 è l’anno di un successo, perché in Francia viene approvata la legge Hadopi. Dopo una bocciatura da parte della corte costituzionale, una nuova versione del testo e cinque anni di attività repressiva, l’omonima autorità istituita per sorvegliare in quest’ambito ha raggiunto dei risultati invidiabili.

Una condanna

Pinucciò (l’accento mostra che è francese) condivide il suo appartamento con una signorinà (idem). La signorinà si serve della connessione dell’appartamento e recupera tramite internet delle canzoni protette dal monopolio del diritto di copia.
Pinucciò riceve una lettera da Hadopi che glielo rimprovera. Pinucciò si arrabbia e sgrida la signorinà. Ancora arrabbiato, va dalla forza pubblica, sporge denuncia e racconta che non è lui a recuperare le canzoni, ma la signorinà. Che, però, non smette. Hadopi allora procede e Pinucciò deve difendersi in tribunale, e lo fa spiegando tutto: sì, è vero, è successo, ma il responsabile non sono io, è la signorinà.
Grazie alla testimonianza resa ed alla denuncia sporta, Pinucciò viene… condannato: poco importa chi abbia compiuto le azioni, il titolare della connessione internet è lui. Multa di 600€ per due canzoni.

Questa è l’unica condanna alla quale è arrivata Hadopi dopo 5 anni di attività.
Questa è l’unica multa assegnata da Hadopi, un’istituzione che costa diversi milioni di euro l’anno (per il 2015 vorrebbe averne 8,5).
Per valutare i risultati di questa politica repressiva servirebbero lunghe analisi, e sarebbero comunque inficiate da grandi incognite difficili da risolvere. Ma che Hadopi sia un successo non lo pensa nessuno.

Un’assoluzione

Éric Walter è segretario generale dell’Hadopi, l’autorità che deve reprimere la condivisione di materiale sotto monopolio di diritto di copia. Non lo dice a chiare lettere, ma verosimilmente non pensa grab bene dell’istituzione di cui fa parte.
Come tanti, biasima la ristretta offerta nei canali non sanzionati: pochi contenuti, poca scelta, poche opzioni.
Come tanti, ammira l’efficacia della condivisione via BitTorrent: gli ha permesso di recuperare un film in pochi minuti. Comprandolo, invece, è riuscito a scaricarlo dopo più di un mese.

Efficacia

Grazie alla sua struttura, BitTorrent è una soluzione di distribuzione tecnicamente migliore del modello centralizzato. È nella sua stessa architettura:

  • Chi riceve, distribuisce.
  • Chi vuole il documento inizia a scaricare la porzione che è più rara.

All’accrescere della domanda (più candidati a ricevere), cresce anche l’offerta (più distributori). E l’architettura garantisce (meglio, ci prova) che in ogni momento la somma di tutte le copie parziali permetta sempre di ottenere una copia integrale.

Date queste premesse è normale che il modello della condivisione si sia affermato con tale rapidità e tale forza.

Che questa impostazione sia superiore lo prova l’evoluzione: pensa ai tuoi polmoni. Sono composti da numerosissimi alveoli: è così che si garantisce al meglio lo scambio di ossigeno con l’aria. Il tuo corpo ha scelto, ed ha scelto una soluzione distribuita.

L’intermediario

Rivolgiamo per un momento uno sguardo, per quanto grossolano, al sistema economico del bene culturale: una canzone, un libro, un film…

L’origine

Autore, interprete, tecnici varî. Senza queste persone non c’è prodotto. Tutto parte dall’autore che elabora un’idea e le dà una forma sufficiente perché venga colta e comunicata a chi le fa percorrere le altre tappe. Finchè non è pronta per…

La destinazione

L’idea è stata elaborata, è diventata qualcosa di meno platonico e più concreto: un libro, una canzone, un film. Qualcosa che raggiunge la sua destinazione: il pubblico.

In mezzo?

Tra origine e destinazione c’è un percorso, di cui si fanno spesso carico degli attori intermedî. In certi casi accompagnano la realizzazione dell’idea, la sostengono con tempo, denaro, competenza e professionalità: un gran lavoro. In certi altri casi, no.
Costante è invece che l’intermediario si faccia carico di un problema tecnico: la distribuzione. Ed in questa stessa occasione, incassa.

La realtà dei fatti è inequivocabile: l’intermediario non è più capace di essere il distributore più efficace. Perso questo monopolio, svanisce la possibilità di controllare gli incassi nella maniera che conosceva. Ai loro occhi la soluzione è semplice: impedire la novità, ritornare indietro.

Sanno come si faceva prima per fare soldi e non vogliono che cambi.

Lo scorno e la rabbia degli intermediarî sono assolutamente comprensibili: li condividono le molte persone che negli ultimi venti anni hanno visto il loro settore di attività rivoluzionato.
Le reazioni luddiste, però, sono votate al fallimento: la distribuzione è un problema tecnico, e fatalmente la migliore soluzione tecnica si imporrà, perché non le importa niente del monopolio del diritto di copia. Gli Amish non vogliono l’elettricità, ma il resto del mondo sì.
La situazione cambierà, anzi, è già cambiata.
Gli intermediari devono far fronte a nuovi problemi, e falliranno, se non cercano nuove soluzioni.

Settimana pirata

Gli interventi del blog di questa settimana prendono tutti spunto dal film TPB AFK, di Simon Klose, documentario del processo a quattro persone legate al sito The Pirate Bay, svoltosi negli anni 2009 e 2010.

Gli imputati sono stati tutti condannati e tre di essi sono attualmente detenuti, due dei quali in carcere. The Pirate Bay ha invitato i suoi utenti a scrivere loro.

Gottfrid Svartholm Warg
c/o Jens H. Jörgensen Politigården
1567 Copenhagen
Danimarca

Peter Sunde
Box 248
593 23 Västervik
Svezia

TPB AFK

Simon Klose ha girato un documentario del processo: TPB AFK, ossia The Pirate Bay lontano dalla tastiera, nel mondo non numeriale. Il film è stato finanziato grazie ad una campagna di sottoscrizione che ha raccolto 51.424 $. È liberamente disponibile in linea.

Gli interventi di questa settimana prendono spunto dal film.

Gli altri interventi

Gli altri interventi di questa settimana pirata:

Rinvii

9 Commenti

  1. La problematica non può essere analizzata considerando unicamente la mutata modalità di distribuzione, il problema è anche morale e etico.

    Il fatto che le major non abbiano saputo adattarsi al mercato che da analogico è passato al digitale non giustifica la pirateria.

    Ciao.

    • Il fatto che gli attori del monopolio del diritto di copia non abbiano saputo adattarsi è la causa principale dello status quo che lamentano. Il loro ruolo era tecnico? L’evoluzione tecnica è imprescindibile quindi.
      Le implicazioni legali potrebbero meritare una discussione a parte, ma sono secondarie, io credo.

  2. Se un film non è disponible all’acquisto sul web non ti autorizza a chiedere a un amico l’originale acquistato, farne una copia e renderlo disponibile su P2P; a casa mia questo si chiama rubare, non c’è altro aggettivo.

    Ciao.

    • Ho scelto di non entrare nelle questioni legali relative al monopolio del diritto di copia: non sono trattate dal film, sono tecniche, complesse e al di là delle mie competenze.
      Il punto è semplice, e l’hai capito di certo: se il mio mestiere è compiere un servizio, quando una nuova soluzione mi rende obsoleto, inefficace, incompleto, ho fallito.
      Hai ragione a sottolineare le linee di discrimine e la mancanza di autorizzazioni e legittimità. Queste sono però alquanto speciose ed artificiali. Hai un libro e vuoi che il tuo amico lo legga: puoi prestarglielo? Sì, puoi. Lui può copiarselo tutto, parola per parola, a mano? Sì, può. Cambia il libro con un altro prodotto culturale e cambia la tecnologia: il quadro è lo stesso, ma il risultato no. Possiamo discutere della fondatezza della norma, ma è indubbio che essa non è per niente lineare ed evidente. Questo sicuramente nuoce alla sua efficacia.

      Mi raccomando, no, non facciamo confusione: copiare non è rubare. Copiare è moltiplicare, aggiungere al campo degli esistenti, arricchire il totale. Rubare è cambiare la proprietà di un bene, mantenendo il totale invariato.

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