Il nemico ha undici anni

Il titolo di questo intervento non è un riferimento all’intervento della polizia finlandese contro una bambina di nove anni al quale venne confiscato il suo computer all’effigie di un orsetto di peluche. O quasi.

Non fidarti delle apparenze: il nemico è ovunque!
La radio? La radio è il nemico! I registratori? QUELLI sono il vero nemico! iTunes che ti permette di masterizzare un CD a casa? No, lascia stare il resto, quello è il nemico! BitTorrent? Scusa, prima scherzavo: quello è il nemico!

In poche righe, ecco sintetizzato il discorso che tiene da diversi decenni l’industria del monopolio del diritto di copia, in particolare il settore delle case discografiche. Nulla deve muoversi, nulla deve cambiare, perché ogni cambiamento rischia di distruggere il loro sistema economico.

Negli anni ottanta, la British Phonographic Industry lanciò una campagna proprio contro le audiocassette: la possibilità di registrarne a casa è un cataclisma, porterà alla distruzione dell’industria del monopolio del diritto di copia, non esisteranno più artisti, non esisterà più arte, non esisterà più musica. E la vita senza musica, lo dice Nietzsche, sarebbe un errore.
No, non lo dicevano proprio così, ma questo era il concetto. Espresso sinteticamente con questa frase, Home taping is killing music industry, and it’s illegal, e quest’immagine.

"Una cassetta e sotto due ossa incrociate. Sopra, la scritta inglese Home taping is killing music, e sotto, sempre in inglese, and it's illegal"

Una cassetta rimpiazza il teschio e sormonta due ossa incrociate nella ben nota immagine associata al pericolo (sbaglio o si trova anche nella metropolitana?), alla morte (pali della luce con quest’immagine e la scritta “chi tocca muore”), ai veleni (l’etichetta arancione che indica prodotti tossici), al cimitero, ed ai pirati (la loro bandiera, il Jolly Roger). Chissà, forse è qui che è iniziata l’associazione tra l’infrazione del monopolio del diritto di copia e la pirateria, un’associazione destinata ad avere molto successo.

Di sicuro ebbe successo la campagna, per la quale questa propaganda venne stampata sulle custodie dei dischi.

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Prova del successo? I Dead Kennedys fecero proprio il messaggio: “registrare cassette a casa sta uccidendo i guadagni dell’industria di registrazione”. Lo scrissero sulle cassette su cui era distribuito un loro album. E sotto: “Abbiamo lasciato questo lato vergine perché tu possa fare la tua parte”. E mille altri esempi di questo successo: l’immagine fu riadattata in mille modi, dalle variazioni minime, come “registrare le cassette a casa sta uccidendo la musica, ed è divertente!” alle analogie, come “cucire a casa sta uccidendo la moda, ed è illegale”, o “cucinare a casa sta uccidendo i ristoranti, ed è saporito!”. Talvolta le azioni hanno esiti inattesi…

Nel 2001 in Svezia i monopolisti del settore hanno deciso che bisognava unirsi per lottare contro le infrazioni al monopolio del diritto di copia, ed hanno costituito il Svenska Antipiratbyrån, l’ufficio svedese antipirateria.

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Un atto dalle enormi conseguenze, ma forse anche queste inattese: nel 2003 nasce il Piratbyrån, l’ufficio per la pirateria. L’obiettivo è dare forma e voce agli individui contro i quali si è già schierato l’Antipiratbyrån, e la scelta del nome lo rende lampante. Poco dopo, l’11 Agosto 2003, nasce The Pirate Bay, e l’immagine dei pirati è così definitamente consacrata, secondo il tipico processo dell’inversione dello stigma. Sulla vela dell’albero di maestra, del resto, non riconoscete nulla?

"The Pirate Bay ha come simbolo un vascello, su una delle sue vele si ritrova il simbolo della cassetta che sormonta due ossa incrociate"

Adottare lo stereotipo che ti è stato attribuito dal tuo antagonista paga? Sì, perché è federatore (chiunque si sente preso di mira dall’antagonista si identifica rapidamente con una battaglia che riprende la stessa immagine applicandole nuovi significati), ma la strategia ha le sue controindicazioni. Chi si confronta con la causa “pirata”, il partito “pirata” o persone che si definiscono tali può avere una reazione di rifiuto iniziale (e per lunghi anni è stato il mio caso, ad esempio). Per dei soggetti terzi, ci vuole tempo per capire che chi sta assumendo la connotazione deteriore con fierezza ha qualcosa in più da portare avanti, come la condivisione della conoscenza e della cultura, la libertà di parola, di comunicazione, l’arricchimento personale diffuso… Solo pochi mesi fa, in occasione delle elezioni europee, candidati dei partiti pirata in Europa ammettevano che il nome fa schifo (“ma è la cosa peggiore che abbia”, rivendicavano).

The Pirate Bay nasce con l’intenzione di fornire uno spazio a tutti. Chi vuole arriva e segnala che il tal documento è disponibile tramite BitTorrent e ne fornisce le coordinate. In questo modo tutti hanno diritto di diffondere cultura e conoscenza. L’idea era che ciascuno risponderà delle proprie azioni (o meno), ed il sito non è responsabile di ciò che fanno gli utenti.
The Pirate Bay ha rapidamente assunto un ruolo di primo piano a livello mondiale, arrivando a coordinare metà di tutto il traffico BitTorrent al mondo. Una gran parte del materiale condiviso non è libero da diritti e quindi le industrie del monopolio del diritto di copia hanno rapidamente preso di mira il sito, ricevendo risposte sempre più irriverenti. Un esempio, traducendo in maniera fiorita le frasi brusche e spesso volgari usate in queste occasioni (soprattutto da Anakata): Forse non lo sapete, ma la Svezia non conta nel novero degli Stati Uniti d’America. La Svezia è una nazione in Nord Europa. In caso non l’abbiate già capito, la legislazione statunitense non si applica, qui. Per vostra informazione, la questione che stiamo discutendo non implica alcuna violazione delle leggi svedesi.

As you may or may not be aware, Sweden is not a state in the United States
of America. Sweden is a country in northern Europe.
Unless you figured it out by now, US law does not apply here.
For your information, no Swedish law is being violated.

Le controparti non sono state da meno, e Universal scriveva a Peter Sunde, portavoce di The Pirate Bay, dicendogli “La legge svedese non ti proteggerà, gli Stati Uniti ti acciufferanno”, assortendo queste minacce con investigatori inviati a spiarlo notte e giorno.
Altro strumento è stato l’intervento politico: proteggendo gli interessi della propria industria del monopolio del diritto di copia, gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sulla Svezia perché prendesse provvedimenti contro The Pirate Bay. Più volte i loro server sono stati sequestrati, senza esito.
Il passo successivo si è svolto in tribunale. Le indagini sono state svolte da un poliziotto che, poco dopo averle concluse, ha dato le dimissioni ed ha trovato lavoro… a Hollywood. Il giudice aveva, nascondendola, una connivenza con gli avvocati delle industrie del monopolio del diritto di copia.
Prevedibile, l’esito è stato la condanna di tutti gli imputati, due di essi sono oggi in carcere. The Pirate Bay ha invitato i suoi utenti a scrivere loro.

Gottfrid Svartholm Warg
c/o Jens H. Jörgensen Politigården
1567 Copenhagen
Danimarca

Peter Sunde
Box 248
593 23 Västervik
Svezia

TPB AFK

Simon Klose ha girato un documentario del processo: TPB AFK, ossia The Pirate Bay lontano dalla tastiera, nel mondo non numeriale. Il film è stato finanziato grazie ad una campagna di sottoscrizione che ha raccolto 51.424 $. È liberamente disponibile in linea.

Gli interventi di questa settimana prendono spunto dal film.

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