Noi, campioni numeriali

Sul suo blog, Luca De Biase ha pubblicato un intervento ricco di spunti che potrebbero essere approfontidi con profitto. Giustappunto, l’ha fatto Alessio Biancalana, con il quale però non sono pienamente d’accordo. Di seguito il mio punto di vista (sottolineando che è meglio adottare il termine numeriale, vedi l’articolo segnalato in fondo.)

Una delle constatazioni di partenza, che è stata evocata e condivisa anche su queste pagine tra i lettori di Tevac, riguarda l’enorme incidenza di alcuni attori privati. Si potrebbe evocarne i nomi, tutti li hanno in mente, ma lo credo inutile, se non dannoso: focalizzarsi su alcuni soggetti rischia semplicemente di farci rinunciare, prima ancora dell’inizio, a compiere una riflessione sui principi, per invece consacrare alcuni attori e cristallizzarne il ruolo (e chi conosce un minimo il web sa bene quanto questa impostazione sia fuori luogo).

I pesci grossi della rete fanno il bello ed il cattivo tempo. Nelle parole di Luca De Biase (l’enfasi è mia, per preparare il seguito del discorso):

Le notizie degli ultimi giorni dimostrano che le piattaforme stanno facendo leggi e politica. Stanno scegliendo per tutti. E poiché offrono un servizio tanto efficiente, le persone accettano le leggi. Anche se non emergono da un processo democratico. Si può far meglio. Probabilmente partendo da un servizio pubblico altrettanto efficiente. E proseguendo con una forte azione di acculturazione internettiana del ceto politico.

Candidamente confesso di non capire in cosa consista la proposta di un servizio pubblico efficiente tanto quanto le varie grandi realtà della rete. Ma, accettando con beata idiozia la mia ignoranza, preferisco per ora concentrarmi sull’ultima frase: serve una maggiore consapevolezza di cultura numeriale da parte dei politici? Sì, indubbiamente. Al tempo stesso vale quello che dice Alessio Biancalana quando scrive (azzero la sua enfasi e le sostituisco la mia):

Dove sono i nostri digital champion? Dove sono le istituzioni, quelle vere? Non sono dell’opinione di Luca, in Parlamento abbiamo diverse figure competenti in materia; è che probabilmente non vengono indirizzate queste competenze nella maniera giusta.
[…]
Digital champion italiani, vi si aspetta al varco, metteteli voi i paletti ché nessun altro è qualificato per farlo.

Esistono in Parlamento persone competenti in questioni numeriali la cui capacità non viene messa a profitto? Se così è la colpa è innanzi tutto dei cittadini: sta a noi sottolineare il nostro interesse per tali argomenti, fare capire ai partiti ed ai politici che di internet bisogna occuparsene perché è anche su questo terreno che si gioca il consenso da conquistare a fini elettorali.

Sta a noi premiarli quando si occupano di numeriale in maniera attenta, equilibrata, intelligente.

Sta sempre a noi esigere che lo facciano quando invece questo ambito viene trascurato o maltrattato: chiamarli al telefono perché non feriscano la neutralità della rete; ricordare a tutti come hanno votato per la neutralità della rete; firmare la carta dei diritti numeriali e chiedere loro di firmarla. Se non lo facciamo noi, che siamo consapevoli dell’importanza di questi argomenti, chi lo dovrebbe fare? Sta a noi farlo e continuare a farlo, di più, in più e meglio.

Campioni numeriali che definiscano i paletti? Ossia, traducendo “di fronte alla dittatura di pochi attori privati, scegliamo altri privati perché impongano loro le regole”? Io credo piuttosto che siamo noi cittadini, ancora una volta, a dovere fare sentire la nostra voce e delegarla a dei politici tramite il processo democratico (un sistema che prevede un controllo ed equilibri di poteri), perché gli unici a potere stabilire dove vanno messi i paletti sono i cittadini, e l’unico qualificato a porli è il legislatore.
Dicendo questo ho tra l’altro un modello, in mente, ossia La Quadrature du Net ed i suoi omologhi europei, Edri, Access Now, Bits of Freedom e NURPA. Delle associazioni di cittadini, a beneficio di cittadini, sostenute dai cittadini (La Quadrature du Net proprio adesso sta raccogliendo i fondi necessari al suo sostentamento).

Se un’organizzazione simile esiste in Italia, non la conosco: senza dubbio per colpa mia, ignorante, ma non certo disinteressato.
Se per i nostri diritti numeriali non ci impegnamo noi, perché dovrebbe farlo qualcun altro? Perché dovrebbe scegliere di difendere degli interessi generali e non i suoi, particolari? Perché non possiamo, noi consapevoli delle questioni numeriali e della loro pregnanza, organizzarci e farci sentire, più e meglio? Scegliamo di diventare i nostri proprî campioni numeriali. Non è troppo presto, ma non è ancora troppo tardi.

Rinvii

Gli articoli di partenza

Le campagne civili per la rete

Vocabolario: Numeriale

5 Commenti

  1. È provato che in ua frase, in alcuni contesti è abbastanza non conoscere il significato di una parola per non capirne il senso.

    Secondo me ci vai un pò alla leggera.

    Ciao.

    • Ci vado alla leggera? Forse sì, hai ragione, Thierry, e ti ringrazio per la tua benevola attenzione che mi lusinga.

      Credo che parlare bene sia un dovere morale assoluto, perché pone le premesse per pensare bene (ho in mente un testo di Camus che espone questa teoria, con grande rigore e forza cogente, in caso ti darò il riferimento). Scendendo di livello, per me è anche un gioco, un divertimento ed una sfida, con forse, un pizzico di snobismo (oppure no, non sarò io a giudicare).

  2. Pingback: Bozza di Dichiarazione dei diritti in Internet | Signor D

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