Internet non è virtuale, Internet è numeriale

In seguito a riflessioni ulteriori ho sostituito le occorrenze di bitomatico in questo intervento, con un’altro lemma: numeriale.
Per conoscerne la genesi (ed i vantaggi!), leggi qui: http://signord.tevac.com/2014/07/31/numeriale-e-basta/

Intervento originale
Con sincera curiosità mi sono lanciato sull’articolo che prometteva di spiegare perché i tablet non piacciono ai ragazzi ma ai maggiori di 30 anni. Altrettanto sinceramente ne sono rimasto deluso. La spiegazione fornita è sostanzialmente questa:

Il mondo over 30, quello dei cresciuti a pane e desktop, abituati ad una rete che viene da lontano, vive sui browser, conserva un romantico ricordo di forum e chat room e ha come colonna sonora l’inconfondibile rumore del modem 56k che spalancava le porte del misterioso mondo del WWW.

Il mondo under 30, no ha memoria, gioca nativamente nel parco giochi di Internet, preferisce le singole app al troppo confuso e totalizzante browser e vede lo smartphone come la porta primaria di accesso alla vita quotidiana, senza distinzioni tra il reale e il virtuale.

Mi sembra un peccato confondere “piacere” con “acquistare”, rinunciare ad una riflessione sulla disponibilità finanziaria, sulla presenza, o meno, di una linea evolutiva dell’acquisto, e sui comportamenti, gli stili di vita, gli spostamenti, i ritmi quotidiani. In un secondo luogo: se le “app” sono la dimensione di fruizione dello strumento scelta dai “giovani”, queste non possono essere il motivo per cui ai giovani “non piacciono i tablet“, dato che sui tablet le app sono presenti.

Al di là di queste, ed altre, occasioni di dubbio e perplessità, mi ha però colpito l’idea dell’autore, implicita in queste parole della frase già citata:

senza distinzioni tra il reale e il virtuale

Distinzioni tra il reale ed il virtuale? Mi sono sentito catapultato indietro di quasi vent’anni: forse è colpa (o merito) delle mie abitudini e frequentazioni, ma era da anni che non incontravo qualcuno che dicesse che ciò che è su Internet è “virtuale”.

Riprendiamo.

virtüale agg. [dal lat. mediev. (dei filosofi scolastici) virtualis, der. di virtus «virtù; facoltà; potenza»: v. virtù]. –

  1. a. In filosofia, sinon. di potenziale, cioè «esistente in potenza» (contrapp. a attuale, reale, effettivo). […]
  2. Nell’uso com. o letter., di cosa che non è posta in atto, benché possa esserlo: le sue qualità sono più v. che reali; o di situazione che preannuncia, fa apparire prossimo e inevitabile un determinato evento: i due paesi erano in v. stato di guerra. Nel linguaggio amministr., pagamento v. di tassa di bollo, fatto direttamente all’ufficio del registro o altro ufficio governativo senza la materiale apposizione del bollo sull’atto per cui si paga la tassa. […]

Riducendo all’osso “virtuale” è “potrebbe esistere ma in realtà non c’è”. Ed Internet e ciò che accade su Internet non è per niente virtuale.

Una e-pistola dal tuo capo non contiene un ordine virtuale. Un film scaricato via Internet non è uno spettacolo virtuale. Ad un acquisto effettuato in linea non segue un pagamento virtuale (no, neppure se paghi in BitCoin). Creare siti web è un lavoro virtuale? Se Internet fosse il regno del virtuale, Richard O’Dwyer sarebbe finito in tribunale? Perché nel corso di una guerra qualcuno, come Bashar al Assad, dovrebbe preoccuparsi di bloccare Internet, se fosse semplicemente virtuale? Le persone vengono assassinate sulla base di metadati: cosa c’è di virtuale in questo?

Tuttavia non critico affatto l’autore dell’articolo in questione, Marco Saracino, anzi lo capisco: c’è, a mio parere, un’incertezza lessicale, in italiano, per quel che riguarda il mondo che hanno dischiuso i computer. Esiste per certi versi la sensazione che per descrivere ciò che accade su Internet si possa parlare di virtuale o digitale, indifferentemente, quando, come abbiamo visto, entrambi questi vocaboli sono sostanzialmente inadatti.

Questioni lessicali a parte, è vero: i giovani non fanno distinzioni tra il reale ed il numeriale. Internet non è virtuale, Internet è reale, Internet è numeriale.

5 Commenti

  1. Concordo pienamente sulla mostruosa miopia nel definire “virtuale” il mondo rappresentato da internet.
    “Il mondo è tutto ciò che accade.” (Wittgenstein).
    Così come sono interessanti le tue riflessioni sull’eventuale uso scorretto del termine “digitale” in lingue non inglesi (anche nell’altro tuo articolo). Non sorprende che i francesi hanno decretato l’uso di una parola semanticamente più adatta, ce ne sono molti esempi soprattutto per parole legate all’ambito IT. Sei sicuro che “numerico” creerebbe più problemi all’italiano che “numérique” al francese?
    Purtroppo la tua creazione “bitomatico” non riesce proprio a piacermi – la trovo un po’ troppo “forzata” – e così ho colto per qualche minuto il tuo invito a riflettere su alternative:
    – credo che una espressione alternativa a “digitale” debba sicuramente tener conto del significato numerico che sta nell’originale inglese.
    – il contrario (non digitale) di “analogico” è “antianalogico” ?
    – numerico -> numerologico -> cifrologico ?
    Pensando poi che comunque, a prescindere dall’esempio francese, “digitale” ormai fosse diventato uno “standard linguistico mondiale” ho potuto verificare con un veloce confronto su Wikipedia che questa idea è solo in parte vera per la trentina di lingue che offrono pagine sull’argomento: la grande maggioranza delle lingue principali usa “digitale” o una sua forma regionalizzata, addirittura in ungherese, lingua con 99,9% di parole incompatibili con il vocabolario nostro, si dice “digitalis”!
    Però ci sono i polachi che dicono “tecnologia cyfrova”, traduzione analoga (sic!) nel russo: “cifrovony format”, e infine in esperanto: “cifereca”.

    • Caro Farid,

      Innanzi tutto chiedo scusa a te, ed agli altri lettori (silenziosi), perché il testo avevaancora diversi problemi da risolvere (un paio di parole dimenticate, un errore di battitura, una parentesi non chiusa).

      Dopo di che grazie per il tuo riscontro, grazie per la bella citazione e molte grazie per avere condiviso con me (e chi altri legge) le tue osservazioni.

      Affrontando i tuoi spunti in disordine.

      1 Sì, “bitomatico” è forzato, indubbiamente, perché è creato di sana pianta (pur facendo crasi di parole esistenti). Il fatto che l’italiano sia (tendenza recente?) conservativo e poco inventivo, lo fa suonare ancora più forzato. E l’assenza di una corrente normativistica nelle istanze della lingua italiana completa lo sbilanciamento: difficile che bitomatico possa avere alcuna possibilità, a meno di un’adozione massiccia.

      2 Adottare “numerico” potrebbe funzionare bene, in italiano, ma porterebbe ad una sovrapposizione ben più grave di quella francese: nella mia esperienza non breve con il francese non ricordo alcuna possibile confusione, perché non ricordo casi in cui “numérique” indichi la quantificazione in cifre. Forse conducevo ed ascoltavo solo discussioni eminentemente qualitative, e non quantitative!

      A proposito, approfitto dell’occasione per chiarire a chi potesse essere indotto in errore che il mio riferirmi al contesto francese non deriva da una supposta superiorità di questa, ma solo dal fatto che si tratta di un termine paragone che mi è noto e che mi consente di rilevare alcune differenze rispetto all’Italia ed all’italiano.

      Grazie per la tua interessante incursione nelle altre lingue!

      3 “Cifrologico” (o altre ipotesi di mutuare le formule polacche e simili) secondo me espone ad un altro rischio, ed è quello di sovrapporsi alla questione della cifratura. Numerologico mi sembra vada verso la numerologia… forse sono psicorigido e non volere parole polisemiche è esagerato, ma decidere a tavolino di creare confusione…

      4 Il contrario di analogico (secondo la logica) è, direi, antilogico (contro la logica). Se i miei due neuroni che hanno ricordi del greco non sono ancora del tutto spenti, eh!

      5 Tenere conto dei numeri… direi che allora abbiamo un nuovo candidato: numerale. La parola esiste già, e non credo sia un problema, in questo caso, la sovrapposizione semantica, perché mi sembra corretta e non ingannevole (soprattutto questo esempio dalla definizione del Vocabolario Treccani: “in musica, notazione n., eseguita per mezzo di numeri che corrispondono ai tasti dello strumento”). Se si volesse però creare una distinzione, si può scegliere “numericàle” o “numeràlico”.

      http://www.treccani.it/vocabolario/numerale/

      Io però preferisco “numerale”, anche per la sua vicinanza a “digitale”, e per la maggiore malleabilità per creare composti (editoria numerale, economia numerale, impronta numerale…). Mi sembra una soluzione molto valida! Pareri?

      D

  2. Pingback: Numeriale. E basta | Signor D

  3. Pingback: IRL e AFK | Signor D

  4. Pingback: Internet fisico | Signor D

Lascia un commento

I campi richiesti sono evidenziati con *.