Della rete e della sua ruggine

Maurizio ha lasciato un commento ad un intervento ed ha lasciato traccia del suo sito. Curioso, sono andato a vederlo, e bene ho fatto: cose belle, sul blog di Maurizio. Ad esempio: un gradevole intervento su Steve McCurry, uno su Mark Knopfler ed uno, oramai un po’ datato, anche su John Mayer ed in particolare sul suo disco “Continuum” che sentii sin dai primissimi giorni della sua uscita.

Però, di tutte le canzoni dell’album non avrei detto che la migliore fosse Belief (piuttosto Slow Dancing in a Burning Room, prima che mi viene in mente). Ero quindi curioso di risentirla, tanto più che Maurizio aveva integrato nel suo pezzo un video, da YouTube. Anzi, tre (di tre canzoni diverse). Delusione: su tre, solo due sono oramai visibili (ma soprattutto udibili).

Succede, certo, succede, ma quando Maurizio si è dato da fare per selezionare i video non si aspettava certo di vedere il suo sforzo mandato all’aria così semplicemente, credo.

Se lo scriveva Lorenzo il Magnifico, che “del doman non v’è certezza”, non saranno certo i giorni nostri a far tramontare la luce delle riflessioni sull’impermanenza fatte già da Eraclito. Al tempo stesso non posso non osservare come il problema nasca qui dall’integrazione di contenuti di una terza parte.

Da tempo Karl Dubost ragiona, insieme a Olivier Thereaux su come invecchia il web, la rete arrugginita (su Twitter i suoi spunti sono punteggiati con l’etichetta #rustyweb). Di certo quando si propongono dei contenuti di cui non si ha il controllo, l’invecchiamento è più difficile, meno prevedibile. Sarò eretico, ottuso, ma a me piace che i contenuti sulla pagina del sito tale provengano solo dal sito tale, e non che siano un minestrone di varie origni.La riflessione al riguardo può essere varia: ricca, di certo, grazie a chi vuole offrire il suo commento.

Lascia un commento

I campi richiesti sono evidenziati con *.