Il mio primo Mac

Il mio primo Mac è arrivato dopo che, di Mac, ne sentivo parlare da un po’.

Era il periodo degli spot che confrontavano Mac e PC, di quando Apple riguadagnava consensi ed invasati estimatori a ritmo costante: Mac è migliore, perché non ha virus; Mac funziona meglio; Mac è bello, Mac è intelligente; con Mac si lavora meglio; con Mac lavorare è divertente; Mac tu ti diverti, lui lavora per te; un Mac non fa nessun rumore, e se fa rumore allora non va bene ed Apple te lo sostituisce; Mac è garantito a lungo, anzi, quest’anno è uscito dalla garanzia il primo Mac, quello di Omero; con Mac puoi realizzare il programma che ti serve, senza sapere nulla: fa tutto lui!; Mac ti fa bene; nelle sere in cui sei un po’ giù, Mac va al bar, si fa tanti amici e tante amiche (tutti belli da star male) e li convince ad organizzare una festa a sorpresa per te e mettere pure a posto dopo; chi compra Mac smette di fumare; il quinto segreto di Fatima è che la Madonna voleva un Mac; Mac ha sempre un preservativo in tasca da passarti, e ti trova anche la persona con cui usarlo!

Abbiamo sentito tutti queste lucide analisi fattuali, scevre di proiezioni, di sovrainterpretazioni ed assolutamente modeste: io, lo confesso, ci credetti.
Forse fu per questo, o forse perché sono eternamente votato al contraddire il prossimo, che io fui deluso dal mio primo Mac. Il MacBook 2006 è forse passato alla storia come paradigma di progettazione errata per la rottura continua del guscio di policarbonato: sotto (bottom case), attorno alla tastiera (top case), sul profilo che incornicia lo schermo, all’altezza dei magneti che lo chiudono. Il mio primo Mac si ruppe ben presto e dopo un periodo di additamento al pubblico ludibrio (perché Mac è perfetto, ed il suo solo problema chi lo usa male) scoprii che era un difetto di cui Apple si faceva graziosamente carico, sostituendo i pezzi rotti al massimo tre volte (se ricordo bene). E poi? E poi cavoli tuoi.

Il mio Mac non era silenzioso, nossignore! “Eh, ma è normale, è la ventola” mi veniva detto. Ah, ora scoprivo che c’era la ventola. E che era normale che facesse rumore. TANTO RUMORE! . Apple non sostituiva un RUMOROSISSIMO Mac solo perché gli partiva la RUMOROSISSIMA ventola. E quando si ruppe l’alimentatore? Faceva parte dei pezzi in garanzia per un anno soltanto. Poi persi l’unità ottica: “prendine una esterna, sostituirla non ti conviene” (comodo, comodissimo per un portatile).

Tutto questo per non parlare delle delusioni una volta che lo si accendeva, il Mac: apri una fotografia, girala di novanta gradi, salva, chiudi, riaprila e scopri che è ancora orientata male (ma quanto è durato questo baco di Leopard?)! Automator? Peggio che chiedermi di andare sulla luna a mani nude. E poi Pages che subito non potè aprire i documenti che mi mandavano gli altri, perché venivano dalla versione successiva (Apple, te lo dico di cuore: sei stronza!).

Deluso. Ero molto deluso. E tutto è cambiato quando ho fatto pagare al mio primo Mac lo scotto della mia delusione. Una sera la mia tisana, zuccherata, ha abbandonato la tazza ed ha scelto di destinarsi ad un’altro contenitore, ad un altro oggetto: la tastiera del mio Mac.

Paura; pausa; pensa pensa pensa: cosa fare?

Acqua ed elettricità male: spegni, spegni il computer, gira il computer, stacca la batteria. Aspetta: si deve asciugare. Aspetta: è Sabato sera. Aspetta: è Domenica.

Lunedì pomeriggio riesco ad avere un appuntamento al Genius Bar, il bar dei Geni: una categoria di esseri superiori, interessati solo alla scoperta ed all’indagine, ai tuoi problemi ed alla tua totale soddisfazione, pronti a passare una vita intera con te, se servisse, con il cacciavite in mano a sviscerare computer, pronti ad accontentare non tre ma mille tuoi desideri.

Genio: “Ciao, ho 15 minuti: cosa posso fare per te?”
Io: “Eh, sai, tisana, MacBook, spento, cosa fare?”
Genio: “Semplicissimo: ora lo prendiamo, lo accendiamo, ed abbiamo tre possibilità.

  1. Non funziona
  2. Funziona
  3. All’inizio funziona, ma mentre funziona si rompe”

Io: “Ehm, rompere? Questo so’ bono pure io, sai? Veramente io vorrei… no, quello, non vorrei… ma se… NO, NO!”
Genio: “Ecco, vedi, già parte male. Non si accende la spia del caricatore. Pigio il tasto di accensione: non va. Comprane un altro, ciao.”
Io: “Ma…”
Genio: “Hai una copia dei tuoi dati?”
Io: “N… no”
Genio: “Allora se vuoi, come massimo strappo alla regola posso darti il disco, e poi tu cerchi di leggerlo su un’altra macchina”

Con in mano il cuore del mio computer tornai a casa, totalmente disilluso. Un Apple Premium Reseller aveva completato il tutto dicendo forse, chi lo sa, preventivo da fare, ma 60€ da pagare, oppure fare una truffa all’assicurazione.

Di nuovo bastian contrario, decisi che no, non mi sarei livellato sulla base di questi cialtroni incapaci. Peggio di loro non posso fare: aprirò io il computer e lo aggiusterò. Armato di iPod Touc e pelapatate trovai una guida per aprire la macchina, ed il consiglio di lavarla usando alcool isopropilico. Girai quindici farmacie a chiedere alcool isopropilico, e confessare di non averne sembrava bruciare loro molto di più che non ammettere di essere figli di cinque generazioni di genitori zoofili.

Fu difficile trovarla, ma raggiunsi la mia meta. Anzi, per risparmiare tempo e fatica agli altri che dovessero essere nella mia stessa situazione, lo dico: Pharmacie Delpech, 5 rue Danton, chiamateli al telefono per prenotare il flacone. Già che ci sono, per aiutare il poveretto che si ritrovasse nella mia situazione, faccio pure un po’ di SEO:

Dove trovare alcool isopropilico a Parigi; dove compro alcool isopropilico a Parigi; Parigi, farmacia che vende alcool isopropilico.

Gli sguardi furono sospettosi: “E a che le serve? Ma ne vuole così tanto? Ma sarà legale?”. Legale lo era, ben calcolato no: ero ingordo, dopo tutti gli sforzi fatti per comprare questo benedetto alcool isopropilico a Parigi (un’altro colpettino!), e ne volevo litri. Me ne dettero 500, ma di milli litri, ed a distanza di anni ancora non l’ho finito.

Con la preziosa boccetta ed un vecchio spazzolino da denti, feci la doccia al computer. Bagnato involontariamente dalla tisana, volontariamente fu asperso di alcool isopropilico (e pure spazzolato, non sia mai che dei cristalli di zucchero vogliano restare tenacemente appiccicati ai circuiti). E poi un giorno di attesa per fare asciugare tutto per bene.

Lucetta verde: quando collegai l’alimentatore e vidi la lucetta verde lanciai mentalmente dei saluti a base di dita (poche) al Genio dell’Apple Store. Quando sentii il bong ero soddisfatto, molto soddisfatto: non era una semplice riparazione, ma di più; non era avere riportato alla vita una macchina, ma di più; dentro di me, qualcosa era nato. Uno… UNO SMANETTONE! Però piccolo, eh: diciamo UNO… uno smanettoncino. Da quel momento nulla mi fermò: cambiare disco? Bazzeccole! Nuova unità ottica presa da un rottame? Fatto! Più RAM? Triviale. Staccare così tante volte la tastiera che finisci per rompere il collegamento e ne devi prendere uno nuovo da un’altro rottame? Ottimo! Qualcuno che conosci ha un computer che si rompe? MITICO! Qualcuno che conosce qualcuno che conosci ha un computer che forse non funziona? DIAMOCI DENTRO! Qualcuno ha un computer? Ma dai, cosa aspetti!? APRIAMOLOOOOO!

Ecco la storia del mio primo amore del mio primo Mac e di come mi cambiò. Da quel momento sono peggiorato sempre più andato sempre avanti.

Proprio ora, sto scrivendo dal mio primo Mac, rotto, grazie all’imperizia dei ciarlatani degli ingegneri di Apple, con i tasti consumati dall’averli pigiati infinite volte. Lo tengo sempre acceso, perché il pulsante di accensione si è rotto: quando, per errore o per forza maggiore, è spento, lo smonto tutto, monto un’altra tastiera, sulla quale funziona il tasto di accensione ma non la tastiera, e poi la rismonto. Qualche sciocco superficiale direbbe che funziona male e che non è più efficiente, la verità è che ha semplicemente il suo passo. Se lo dovessi cambiare, ne vorrei uno uguale: facile da rompere smontare e modificare. E la regola, oramai, vale anche per i programmi: quelli che non si possono aprire, non mi piacciono.

Questo articolo si inserisce in un dialogo con quelli degli altri tevacchiani, molto più puntuali di me nel celebrare il compleanno del Mac:

18 Commenti

  1. Il mio primo Mac (un iMac di fine 2007) è frutto di una coincidenza: dovevo fare un pc nuovo e i pc nuovi li vendevano solo con Windows Vista: provato un paio d’ore da un mio amico rivenditore che mi guardava senza poter nascondere il suo senso di schifo per quell’aborto di sistema operativo che Microsoft aveva partorito, mi sono detto “Non fa per me”: prima di dissanguarmi per un Mac, però, ho provato ad istallare Ubuntu sul mio vecchio PC, ma il sistema di Canonical e soprattutto OpenOffice non erano sufficientemente maturi (oggi forse sarebbe stato diverso). Non sono un fanatico, uso con profitto in ufficio un notebook con Windows 7, ma a casa mia da allora sono entrati solo Mac: magari usati, perché nuovi proprio non si può…

  2. Anche il mio primo Mac è stato un MacBook bianco (late 2006): ancora oggi fa il suo egregio lavoro dopo 2 sostituzioni casalinghe della tastiera, vari cambi di RAM e HDD.

    Bel pezzo!

  3. Mi hai fatto crepare di risate!
    Devo comunque direi che un MacBook 2006 così scassato, tranne il tuo, non l’ho mai visto. Questo però non cambia di una virgola la tua esperienza.

    P.S. = ringrazia la spocchia di quel ‘genio’ senza di lui non si sarebbe svegliato l’animale hacker dentro di te 😛

    • È che tu sei un senza cuore che ha venduto il suo prima che potesse dare segni di vecchiaia! E comunque il mio MacBook NON è scassato!

      Con il genio siamo pari: l’ho salvato da una scenata di insulti ed umiliazioni professionali. Mi è bastato trattenermi 🙂

      D

  4. Lo stesso mio primo mac, a cui sostituirono (no Store no party, Essedi a millemila chilometri lontano) tastiera e scocca perché ingialliva e batteria perchè ,di sfondò all’improvviso, piccoli upgrade da parte mia e tutt’oggi va come un orologio svizzero, lo adoro ancor nonostante abbia un fratello maggiore… ah anche la scheda logica mi sostituirono in garanzia, ma a provocare il corto sulla firewire non è stato nessuno giuro!!

    • Ecco, lo sapevo che il mio non era il solo MacBook ad avere vissuto, lottato, ed essere stato sostituito, pezzo per pezzo, quasi tutto!

      D

  5. la batteria mi fu sostituita un paio d’anni dopo l’acquisto, di adesivi prima avevo il pacman che usava obama, divenuto popolare in una foto appena si insediò alla casa bianca…
    po se ne metti uno lo puoi sempre rimuovere 🙂 sul nuovo macbook l’adesivo l’ho messo una settimana dopo comprato..!

  6. Pingback: Computer, adesivi e liquidi | Signor D

  7. Pingback: Signor D

Lascia un commento

I campi richiesti sono evidenziati con *.