Perché non mi piace Google, 1

Tanto tempo fa mi sono ripromesso di spiegare cosa non mi piace di Goole e quindi del suo navigatore internet, Chrome. Dovere intraprendere un discorso ampio e complesso è una sfida non da poco, quando per farlo restano solo dei ritagli di tempo nei quali non si è sufficientemente riposati e concentrarsi non viene spontaneo: è la garanzia di un rimandare molto a lungo.

Peggio non spiegare sufficientemente bene un problema o meglio aspettare di farlo approfonditamente e quindi non farlo mai? Da un po’ di tempo mi dicevo che devo lasciare andare un po’ di pretesa di esaustività, oltre che riprendere a scrivere qui. Ecco perché lentamente cercherò di riunire le ragioni che mi fanno evitare Google ed i suoi prodotti quanto più possibile.

L’uso di Google si autoperpetua

In un suo articolo improntato al buon senso, Ned Batchelder (mai sentito prima d’ora) lanciava una frase che mi ha colpito per la sua profonda inesattezza:

Yes, Google has a monopoly on search. But searching with Google today does not lock me in to continuing to search with Google tomorrow. When a new search engine appears, I can switch with no downside whatsoever.

Ossia, traducendo liberamente

Sì, Google è il monopolista tra i motori di ricerca. Cercare con Google oggi non mi costringe però a continuare a farlo domani. Quando un nuovo motore di ricerca fa capolino, posso adottarlo senza alcun inconveniente.

Falso, terribilmente falso.

  1. Google ha un vantaggio incalcolabile su qualunque altro possibile rivale, per l’infrastruttura che ha costruito. Supponendo però che uno sfidante possa analizzare una porzione sufficientemente vasta della rete per avere a disposizione tutti i dati rilevanti e per cogliere le relazioni tra le pagine che il gioco di rinvii consente di leggere, Google ha sempre un vantaggio. Quel vantaggio è dato dalla somma di tutte le ricerche effettuate con Google e dalla valutazione della pertinenza dei risultati che gli utenti hanno fornito. Come? Con le loro scelte, il loro pigiare sul risultato x, z ma non y.
    Cercare con Google oggi significa accrescere il suo vantaggio nei confronti di qualunque potenziale rivale esistente o ancora da creare.
  2. Google fornisce risultati personalizzati in funzione del profilo di ogni suo utente. Usare Google per le proprie ricerche significa permettergli di conoscerci meglio e di fornire quindi dei risultati sempre più aderenti al nostro profilo: sapendo che sono un vulcanologo, quando cerco “eruzione” Google sa che è preferibile propormi risultati che parlano di lava, piuttosto che di foruncoli; così come ad uno storico dell’arte che cerca “Francesco Rossi” Google saprà che è forse il caso di segnalargli risultati attinenti a Salviati, nella folla degli omonimi.
    Cercare con Google oggi significa dargli più informazioni su di me e renderlo quindi più efficace per me.

Ogni volta che si usa Google si accresce la sua capacità di valutare l’organizzazione semantica del web e la sua conoscenza di chi cerca, e quindi si aumenta il suo vantaggio sui concorrenti, rendendo maggiori gli inconvenienti nell’adottarne uno.

9 Commenti

  1. Rimango anch’io in attesa, è un punto di vista che mi interessa: sono stato sempre molto neutrale con Google, anche se l’ho adottato molto poco in verità. Forse sono diffidente, chissà se l’istinto mi ha preservato da qualcosa.

  2. Pingback: Di Google, Stato e riservatezza | Signor D

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