Raspberry Pi: dargli albergo

(Questo è il secondo intervento sul Raspberry Pi: se vi interessasse, il primo spiega brevemente che cosa sia)

Lo avrete notato: il Raspberry Pi è venduto “nudo”, con i circuiti esposti al vento e, soprattutto, alla polvere ed incidenti.
Il computer viene spedito in una scatola (questa, almeno nel mio caso), che, opportunamente modificata, potrebbe diventare la custodia del Raspberry Pi anche una volta messo in funzione. In commercio esistono poi diversi scatoli per questo mini computer, da quelli proposti dai rivenditori dell’apparecchio (io ho questo, od uno che gli somiglia molto, ma non mi è molto congeniale), o quelli proposti da terzi, come in questo caso..

Se però avete tempo e voglia di giocare un po’ non potete esimervi dal valutare attentamente la possibilità di costruire voi stessi lo scatolo del vostro Raspberry Pi. Con dei mattoncini di plastica utili ai giochi di costruzioni dei giovinetti, ad esempio! (Uff, che perifrasi)…).

Fotografia di uno scatolo per Raspberry Pi realizzato con Lego

Fotografia di pikesley

Lasciatevi guidare, come sempre, dagli esempi dei grandi che ci hanno preceduto, come… Biz, pulzella dodicenne, boy-scout (boy?!), ed autrice del primo scatolo per Raspberry Pi di mattoncini danesi (che io sappia, quanto meno).

Le istruzioni sono qui, ma credo che chi vuole lanciarsi nella stessa impresa possa beneficiare di alcune rapide indicazioni, non tutte elencate in quella pagina (le indicazioni sono fornite in unità di misura danesi).

  1. La superficie occupata dal Rapsberry Pi corrisponde ad uno scomodo rettangolo di 9 per 13. Dato che non esiste un singolo pezzo di queste misure sarà meglio realizzare un doppio strato, sia come base che come tetto.
  2. L’altezza corrisponde a tre.
  3. Il lato con la SD Card e la presa di alimentazione richiede un buco alto due e largo sei (solo l’angolo alla destra della SD può essere occupato).
  4. Il lato con le due USB e la presa Ethernet richiede un foro alto tre e largo cinque.
  5. La presa richiede uno spazio di due per due (la settima e l’ottava unità procedento dal lato della SD).
  6. Sul lato opposto il foro deve essere alto due (o anche di più: l’uscita video così sta un po’ stretta) e largo quattro (dalla quarta alla settima posizione procedendo dal lato della presa Ethernet).
  7. Senza pretesa di universalità: nel mio caso i led di stato traspaiono pure attraverso il tetto rosso, di due strati.

Ciò detto, ora sta a voi di giocare, sapendo che potete comprare una confezione con tutti i pezzi necessari per fare la scatola di Biz (istruzioni su questa pagina), ma anche che ne esiste un modello più sofisticato (e per questo le istruzioni stanno qui) e che molti trovano delle ingegnose vie di mezzo.

5 Commenti

    • L’ignoranza è tutta mia 🙂
      Da quello che ho capito il Raspberry, che è meno caro, è più potente (circa 300 Mhz) e più versatile. Il Raspberry è un vero e proprio computer, un po’ come il Mac Mini, mentre Arduino è un microprocessore. Qui ho trovato un confronto http://makerthinker.com/?p=27
      Dalla redazione dell’articolo sono usciti nuovi modelli di Arduino, ma mi pare che le differenze restino le stesse, di fondo.

      D

      • Quello che so è che ad Arduino puoi connettere direttamente sensori ed attuatori, come termistori, fotorivelatori e motorini elettrici. Per connettere questi affari ad un Pi o un computer in generale credo serva un’interfaccia apposita. Arduino si programma in C/C++ e non dispone di un sistema operativo completo come Linux.

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