Z10: un telefono facile da riparare

Sul Forum di Tevac lo dicevamo tempo fa: BlackBerry 10 è un ottimo prodotto, tanto che il sistema operativo è da tempo considerato come un successo e le attenzioni si portavano sui terminali, ed anche sotto questo aspetto ci sono degli elementi positivi, dato che un milione di telefoni è già stato venduto.

Influirà forse poco per le vendite, ma inoltre il modello Z10 è stato analizzato da iFixit e promosso con grande soddisfazione: benché sia sottile, leggero, compatto e poco abbia da invidiare ai suoi concorrenti, è incredibilmente facile da smontare, senza viti proprietarie, senza terribili strati di colla, e per di più, incredibilmente facile da riparare. iFixit ha pubblicato una guida ed ha lodato il prodotto sul blog.

Lo Z10 di Blackberry sarebbe quindi il compagno perfetto dello Z1 di HP: resta da stabilire quali sistemi operativi usare, su queste macchine, e da trovare il coraggio (la pazzia?) necessario per abbandonare Apple. Perché sia chiaro, poco importa la sua attenzione all’ecologia, pare difficile vedere Cupertino avventurarsi su questa strada (che rischierebbe di far vendere meno).

10 Commenti

  1. Cristiano Ferrari 26 marzo 2013 a 11:14 Rispondi

    Non ricordo di aver mai scelto un apparecchio del genere sulla base di quanto è facile da riparare…
    Come argomento per riemergere da un mercato in cui dominavi e sei stato spostato ai margini mi sembra fragile; spero per loro abbiano altri argomenti per attirare clienti. 😉

    • Cristiano, tu hai perfettamente ragione (o quasi): non è un argomento solido per riemergere da un mercato in cui sei finito ai margini, ed infatti non è un pregio che pubblicizza la società, ma, non ti sarà sfuggito, un’osservazione da parte di altri.
      Hai quasi ragione, perché la riparabilità è dovuta alla modularità della costruzione, con ogni componente potenzialmente rimovibile in maniera indipendente, e che permetterà di realizzare dei modelli senza macchina fotografica, requisito indispensabile per vendere i telefoni al mercato militare.
      Non hai mai scelto un apparecchio del genere sulla base della riparabilità? Forse perché fino ad ora non ce n’erano? 😉

      D

      • Cristiano Ferrari 26 marzo 2013 a 17:27 Rispondi

        Mi ripeto: mai visto uno al banco mentre decide cosa acquistare far valere le motivazioni che porti.

        Al limite si è guardato, ingiustamente per me, ad alcune caratteristiche tecniche (dimensioni, peso, MPixel, durata batteria). Oppure al suo uso ed all’eco sistema che ci sta intorno (e qui ha avuto vita facile l’iPhone).
        Altrimenti si finisce sul prezzo (tutti gli Android di fascia bassa) o sulla fede (chi prende un Lumia o gli Android di fascia alta).
        RIM ha resistito un po’ finchè era l’unico con la tastiera fisica grazie agli irriducibili che non la volevano provare. Continuo a non trovare ora un motivo per scegliere RIM.
        Poi per me stan pure durando troppo perchè non avrei scommesso sul fatto che ci fossero arrivati al 2013, magari a forza di gufarli gli porto fortuna.

        • RIM non esiste più: la compagnia si chiama come il prodotto (ed i telefoni con tastiera li fanno ancora). Aggiornati! 😛

          D

  2. Molto sinteticamente:

    “Un buon prodotto deve offrire le caratteristiche di cui il cliente ha bisogno.”

    Nel caso del BlackBerry puoi girarla e rigirarla finché vuoi ma rimane un flop e le azioni hanno person l’8 %.
    Non dovessero riuscire a breve invertire la tendenza, cosa che non ritengo possibile, fra due anni non sentiremo più parlare del BlackBerry, eccezion fatta ai raduni per amatori e collezionisti.

    Ciao.

  3. Al di là del successo o insuccesso commerciale (per il momento non mi pare comunque che BlackBerry stia cantando vittoria), non so quanto il discorso “ecologico” sia da legare alla riparabilità. Voglio dire, sarò fortunato, ma con tutti gli iDevice che ho avuto (anzi, che abbiamo avuto, in casa) in 5 anni e mezzo, l’unica riparazione fatta è stata quella di “un” pulsante home…
    Per un dispositivo che si cambia frequentemente, trovo molto più ecologico un discorso basato sui materiali usati e sui processi produttivo, piuttosto che non su quanto sia riparabile. iFixIt fa il suo lavoro e lo fa molto bene, ma punta su questo aspetto perché è il suo guadagno…

    • Fai bene, Domenico, a ricordare che iFixit è una società commerciale, ma leggere un po’ di cose, anche a caso, dal loro blog, permette di avere chiaro che il discorso ecologico passa proprio dalla riparabilità, che sia in America, Europa, o India, Kenya. Il tuo uso potrà essere di cambiarlo frequentemente, ma questo il mondo non se lo può permettere.

      D

      • Non è tanto la frequenza del cambio (ho sempre sostenuto, e sostengo tutt’ora, che finché viene supportato da aggiornamenti di sistema, non c’è motivo di cambiarlo) ma piuttosto il fatto che sono prodotti che hanno una durata ragionevole, e in caso di guasto spesso e volentieri conviene cambiare, quindi la riparabilità è molto marginale come valutazione dell’impatto ecologico.
        A casa ho un iPod della seconda generazione (2003?), uno shuffle, il primissimo iPodTouch del 2007 (preso in USA), un iPhone 3G, e un iPhone 4 (poi alternativamente mi girano per qualche tempo quelli in prova per le recensioni); se vuoi ci aggiungo anche un Mac del 2008, il Galaxy S, e altri due vecchi cellulari che tengo a scorta. Non sono certo tutti prodotti dell’ultima ora, eppure, ripeto, in tutti questi anni l’unico guasto che ho avuto è quello di “un” pulsante home e, se si dovesse guastare qualcosa, dubito che sia economicamente vantaggioso ripararlo. In quest’ottica, è davvero ecologicamente così importante la “riparabilità”?

        • PS: aggiungo… a parte l’iPod classico (che giace in un cassetto per pigrizia, ma sarebbe funzionante anche lui) sono tutti ancora perfettamente utilizzabili e utilizzati

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