Rapina all’Apple Store di Opéra: il falso (tanto) e il vero

Abbiamo discusso un po’ della notizia anche sul Forum di Tevac: il 31 Dicembre c’è stata una rapina all’Apple Store Opéra di Parigi.

Hanno detto

Abili come al solito, i giornali in rete si sono lanciati sulla notizia, ecco un florilegio (il grassetto è sempre mio).

un bottino di merce per un valore tra uno e 1,3 milioni di euro (l’esagerata Repubblica.it)

i ladri sono riusciti a fuggire con un bottino di 1 milione, equamente distribuito tra merce e denaro. (la fantasiosa Lettera 43)

È una rapina da record, degna di Arsenio Lupin […] Secondo Christophe Crepin [sic], del sindacato Unsa Police, l’operazione è stata preparata accuratamente e compiuta da quattro persone armate e mascherate. (l’antonomasico Corriere.it)

un gruppo di persone ha rapinato il negozio Apple […] portando via iPad, iPhone e Mac per un valore tra 1 e 1,3 milioni di euro.

Secondo i risultati preliminari dell’indagine della polizia quattro persone armate e a volto coperto, evidentemente dei professionisti, sono entrate nel negozio, hanno picchiato e immobilizzato una guardia giurata e hanno caricato il materiale rubato su un camion parcheggiato vicino al negozio, senza lasciare segni visibili di effrazione sul suo ingresso. (il serissimo Post.it)

i rapinatori hanno portato via prodotti Apple e denaro in contanti per un totale di oltre 1 milione di dollari (il tecnologico melablog)

Stando alla cronaca del Telegraph i ladri hanno sfondato l’entrata di servizio del negozio situato dietro l’Opera di Parigi (l’anglofilo, anche per le notizie francesi, Tom’s Hardware)

In realtà

In mezzo a questa ridda di vociare confuso, solo Mac Génération è stato professionale (non è una sorpresa). Pubblicando per primo la notizia, e tornando sulla situazione con altri due articoli. Ma i giornali in rete, che neppure si interessano a confermare le notizie, non sanno neppure scegliere delle fonti affidabili (ed apprezzano il Telegraph, per parlare di avvenimenti parigini).

Non hanno sfondato

Nessuna entrata sfondata, l’assenza di segni visibili di effrazione è assolutamente comprensbile. Uno spazzino stava lasciando il negozio da un’entrata di servizio; i rapinatori lo hanno aggredito e sono entrati.

Non un milione di euro

Non è stato rubato un milione di euro in mercanzia, né in contanti. I ladri si sono interessati alle scatole nel deposito, non ai prodotti in esposizione. La stima di un milione è stata inventata di sana pianta. Per di più, durante una prima ricognizione, alcune scatole erano state considerate rubate, mentre in realtà erano state solamente spostate.

Su MacBidouille, con fare scherzoso, si faceva una valutazione al kilo: un milione di euro, in iPhone farebbe 150 kilogrammi. Un po’ troppi.

Non dei professionisti

Non avevano preparato attentamente una beata fava: il negozio non conserva che pochi prodotti, nel retrobottega. Ben più fornito è il deposito, poco distante. I ladri erano poco armati, e non conoscevano bene il funzionamento dell’Apple Store.

Ah, ultimo dettaglio: non è stato rapinato l’Apple Store di Parigi, perché Parigi di Apple Store ne ha due (l’altro è all’interno del Carrousel du Louvre). Scoprirlo non era difficile: bastava andare sulla pagina di Apple.

8 Commenti

  1. Ti sono nel cuore, ma è tutto inutile. Ho combattuto molto contro tutto questo, ma non ne vedo il benché minimo risultato.
    Forti del proprio nome, le grandi testate generaliste spacciano notizie imprecise, inaccurate, scodellate nel minor tempo possibile.
    Nell’ambito della tecnologia è così da anni ed è sempre peggio, perché vince un modello Facebook, dove è più importante la sensazione immediata, il like decerebrato, della notizia scritta bene.

    E allo stesso tempo il problema è che ai lettori non gliene frega una beneamata fava. Si, con questi j’accuse (ah se ne ho fatti, in passato) hai dalla tua una piccola schiera di “illuminati” che capiscono, per qualche puro caso, i meccanismi del giornalismo online.
    Per il resto sei solo uno che rosica, perché non c’è lui a scrivere sui grandi giornali (come se fare i precari a Repubblica sotto la guida di EA fosse qualcosa a cui aspirare…)

    Quindi, amico mio, rassegnazione. Questi comandano e contribuiscono a instupidire il retroterra culturale italiano, già disastroso e incapace di distinguere anche le macroscopiche differenze di autorevolezza, di approccio giornalistico e di professionalità.
    Una soluzione esiste: imparare a scrivere bene in inglese.

  2. Pingback: I (cattivi) giornalisti, di ieri e di oggi | Signor D

  3. C’è ben di peggio.. Ricordo il Corriere di Viterbo che titola: “Faleria: benzinaio clona carte di credito” la realtà era che il benzinaio che clonava le carte si trovava altrove e chi aveva scoperto la truffa l’aveva denunciata ai Carabinieri di Faleria (VT).. Il risulto è stato che per almeno un mese nessuno è più andato a fare benzina dall’unico benzinaio di Faleria che poverino stava per chiudere bottega..

    • Luca Sofri, non mi dire… lo stesso dell’accuratissimo il Post (come scritto qua sopra)!

      Grazie, cyberia, 😉

      D

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