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Orecchie sensibili

Ho già parlato su queste pagine del fatto che la webcam del tuo computer può verosimilmente essere attivata a distanza da terzi, senza il tuo consenso ed intervento (è provato che è così per i MacBook), e del rimedio adottato, un pezzetto di nastro isolante.

Quando decido di usare la webcam, la lascio libera e rimuovo il nastro. Quando lo dimentico i miei corrispondendi non mi vedono. E non mi sentono. Già, perché copro anche il microfono. Ma passando nel pannello Dettatura delle Preferenze di sistema, ho notato che il microfono reagiva ai suoni anche se coperto.

E quindi ho fatto un test.

Questo è un testo di dettatura migliorata con male.
La cosa notevole È che la dettatura avviene attraverso uno strato il nastro viola di dollari di domani.

Anzi due.

questo è un testa di dettatura migliorata senza nastro isolante.
Questa volta ha capito isolante.

Insomma, i miei interlocutori potranno non sentirmi, ma il sistema di dettatura di Mavericks mi capisce benissimo.
Quello che non capisce sono io: sbaglio o il microfono è sempre acceso?


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Coraggio

Rinunciare a tutto. Dopo avere lavorato duro, non coglierne i frutti, ma dire addio ai tuoi affetti, al tuo lavoro, a dove vivi; pensare il tuo futuro da esule, fuggiasco, o ergastolano. Sei pronto?

Difficile essere pronto, eppure altri lo sono stati: persone che hanno rischiato tutto per informarci di quello che stava succedendo, di cosa regolava le nostre vite, di segreti che segreti non dovevano restare.

Per aiutare chi è testimone di informazioni cruciali per il futuro dell’umanità, è nata la fondazione Courage, una struttura per sostenere queste persone ad affrontare le difficoltà che nascono dopo avere fatto la scelta più difficile. Il suo primo beneficiario è Edward Snowden.

Da qualche tempo Tevac partecipa ad un gioco con Alessio Biancalana e Andrea Raimondi, su Twitter: accompagnamo la fotografia della T-Shirt del giorno con l’hashtag #ParTee (giocando sull’omofonia con Party). Anche se questa non è una maglietta, be’, avere Coraggio è già un motivo per fare festa…

Fotografia di una felpa della fondazione Courage, con la scritta: Il mondo ha bisogno di persone che dicano la verità e loro hanno bisogno di coraggio

Il mondo ha bisogno di persone che dicano la verità e loro hanno bisogno di Coraggio.

Dichiarazione di Edward Snowden

Edward Snowden si è espresso così a proposito della fondazione Courage:

Se abbiamo imparato qualcosa dall’anno scorso è che che la differenza tra successo e fallimento può essere determinata dal livello di solidarietà tra coloro che richiedono una riforma.

Resta ancora moltissimo lavoro da fare contro la sorveglianza di massa, contro le autorità ed i programmi governativi che fanno cose che noi, il pubblico, non abbiamo mai autorizzato e mai avremmo autorizzato e che anzi, cui in passato abbiamo esplicitamente rifiutato l’autorizzazione.
E se vogliamo avere le informazioni che ci servono per partecipare alla nostra democrazia, se avremo le informazioni che consentono a noi cittadini, nel mondo intero, di votare dei politici che non difenderanno gli interessi di società private, non gli interessi di autorità militari e non degli interessi di stato, ma gli interessi pubblici, allora dobbiamo avere le informazioni di cosa il nostro governo sta facendo contro di noi e di cosa il nostro governo fa nel nostro nome. Non abbiamo certo bisogno di conoscere i dettagli dei nomi di ogni programma, ma abbiamo bisogno di conoscere almeno a grandi linee come il nostro governo sta agendo e cosa sta facendo. Perché se non lo sappiamo, i governi diventano una forza a sé stante, non a servizio dei cittadini, ma padroni dei cittadini.

Mi preoccupavo che il futuro sarebbe stato questo: sempre più autorità con funzionari fuori controllo, senza conti da rendere a nessuno, nemmeno alla giustizia quando superavano i limiti, esageravano, quando infrangevano la legge.
Ma nel corso dell’ultimo anno sono stato incoraggiato a credere che abbiamo raggiunto un punto di svolta e possiamo finalmente reagire e riportare sulla giusta strada i nostri governi. Un grande motivo di speranza viene dal fatto che ora abbiamo questa nuova organizzazione, un nuovo e sempre crescente livello di solidarietà tra associazioni per i diritti di tutto il mondo che sta dicendo che ora è troppo.
Se i governi non proteggeranno le sentinelle d’emergenza, se i governi non intraprenderanno delle riforme per i cittadini che sono testimoni di un crimine o di spreco, truffa ed abusi, o di una colossale trasgressione dei mandati nell’attività delle agenzie governative, allora saremo noi a proteggerli, in quanto società globale. Ed è questo che la fondazione Courage significa per me: significa che noi, i cittadini, abbiamo una nuova squadra di rapido intervento per la democrazia, e così quando qualcuno subisce una ingiusta rappresaglia per avere agito nell’interesse dei cittadini, potremo farci avanti, lanciare l’allarme ed insieme correre in loro aiuto per dire che talvolta l’unica maniera per lottare contro dei programmi governativi incostituzionali è aprire la porta e fare luce su quello che sta succedendo.

Grazie ancora a ciascuno di voi che si unisce a noi che festeggiamo la nascita della fondazione Courage e le auguriamo pieno successo per il suo avvenire.

Sostieni la fondazione, con una donazione, acquistando una maglietta o parlandone.


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I ferri del mestiere (di smanettone)

Visti gli interventi che ho dedicato allo smanettare, quella che si presenta questa sera mi sembra un’ottima occasione per tornare sull’argomento.

Per chi non la conoscesse, iFixit è una società commerciale che, meritoria, offre guide ed altre numerose risorse per la riparazione di oggetti, elettronici innanzi tutto, ma non solo.
Tra le risorse messe a disposizione, pezzi per le riparazioni, ma soprattutto attrezzi. Ed è proprio un attrezzo che hanno presentato oggi: Jimmy.

Accessorio con il manico di gomma ed una breve e sottile lama triangolare.

Destinato ad essere multifunzione, Jimmy è innanzi tutto utile per aprire telefoni e tablet. O almeno così dicono… poi, non so, eh, fai un po’ tu come credi meglio! Sappi però che se ti serve, ti piace o ti interessa, per ora è scontato (di quasi 2€) e costa 5€.

Per approfittare dell’offerta bisogna usare il codice HELLOJIMMY, che scade alle nove di mattina di Martedì 9 Settembre (mezzanotte sul fuso orario del Pacifico).

Ad ogni modo questo appunto vale anche per ricordare, o annunciare, che è possibile acquistare i prodotti di iFixit anche tramite un negozio europeo, evitando così di incorrere in spese doganali.


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Pubblicate su internet delle foto intime: le tue

Per settimane, mesi, forse anni, diverse persone accumulano immagini intime e riservate di diverse persone, il tutto grazie a gravi falle di sicurezza. Momenti creduti privati sono custoditi sui dischi fissi di chissà quante persone ed un giorno, magari, vengono pubblicate sul web.

Per alcune immagini ed alcune persone quel giorno è stato ieri. Per te forse sarà tra qualche settimana o qualche mese. Perché se anche chi ha ottenuto le immagini pubblicate ieri forse non si interessa a te, la questione ti riguarda, e, come sempre da più di un anno a questa parte, è grazie alle rivelazioni di Edward Snowden che possiamo affrontarla.

Spioni e guardoni

Sul tuo telefono hai forse una fotografia che consideri come privata e che non vorresti mostrare che a poche e ben selezionate persone. Il tuo telefono, forse senza la tua piena consapevolezza o proprio a tua insaputa, salva delle copie di sicurezza dei tuoi dati (inclusa la fotografia privata) su dei computer. Avere accesso a quei computer significa avere accesso a tutti i dati sul tuo telefono.

Ma chi ha accesso a quei computer? Innanzi tutto chi li possiede: verosimilmente Apple, se hai un apparecchio di Apple, facilmente Google per chi usa Android. Malintenzionati come, forse, quelli del caso scoppiato ieri. E poi tutti coloro ai quali il proprietario del computer concede l’accesso.

Tra questi di certo la NSA: tutto iCloud, tutto Google, tutto Microsoft, tutto Facebook sono solo una piccola parte di quello cui accede la NSA. E la tua fotografia non è più privata. Perché, come ha spiegato Edward Snowden, capita costantemente che uno degli spioni dell’agenzia caschi su dei contenuti salaci e che li condivida con altri.

Ecco un semplice esempio che può essere parlante per tutti è questo. Ci sono dei giovani ragazzi, dai 18 ai 22 anni, che sono stati improvvisamente messi in una posizione di enorme responsabilità ed ora hanno accesso a tutti i tuoi documenti personali.
Durante il loro lavoro quotidiano capitano su qualcosa di assolutamente non collegato al loro lavoro, in ogni possibile accezione. Per esempio una fotografia intima di nudo, di qualcuno in una situazione sessualmente esplicita o in una situazione compromettente, ma magari qualcuno di molto attraente.
Cosa fanno allora? Girano la loro sedia e mostrano il tutto al loro collega. E il collega dice “Oh, fantastico, mandala a Tizio” e poi Tizio la manda a Caio e Caio a Pinco Pallino. Ed è così che l’intera vita di questa persona, in più o meno poco tempo, è stata vista da tutte queste altre persone.

Edward Snowden intervistato da The Guardian

Ma sappi che no, non si tratta solo delle fotografie: hai mai usato una webcam per comunicare con qualcuno? Allora sappi che la NSA ha le immagini di milioni di queste conversazioni. Abbiamo documenti che ci permettono di sapere che tra il 2008 ed il 2010 tutte le conversazioni effettuate tramite il servizio di Yahoo, Yahoo Webcam sono state spiate: ogni cinque secondi veniva registrata un’immagine (moltissime di nudi).

Ma forse tu non hai mai usato Yahoo Webcam e manco sapevi che esistesse. E Skype? Sai che tutte le comunicazioni sulla rete di Skype passano da dei server centrali? E che tutto Skype consente alla NSA di leggere i suoi (tuoi) dati? Certo, non abbiamo documenti che ci informano della registrazione delle chiamate, o forse non ancora, però…

Ma forse tu non usi neppure Skype. Però probabilmente hai una webcam sul tuo computer se non sul tuo telefono (che magari ne ha pure due). Ebbene sappi che quelle webcam forse ti stanno registrando. Non sei tu a decidere quando funziona, non sei tu a decidere quando registra.

Allora, sei ancora indifferente allo spionaggio della NSA?
Sei d’accordo perché queste informazioni su di te vengano raccolte? O forse qualcosa deve cambiare?


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Avviare un MacBook senza pulsante di avvio

Talvolta succede che la tua capacità analitica della realtà fenomenologica fronteggia una spietata aporia e langue, priva di epifanie fotofore. In altre parole: a volte non ci capisci una cippa e ti senti scemo ed entri in contatto con il vero te.

Accendere un computer è semplice, lo sanno fare tutti, persino quelli che scrivono su un blog WordPress! È la competenza di base del giorno d’oggi: tanti non sanno né leggere, né scrivere, ma sanno accendere un computer (basta guardare un po’ su Facebook per convincersene). Accendere un computer è semplice. Tranne quando non lo è.

Perché a volte pigi il pulsante e niente. Tu ti aspetteresti di sentire quel rumore da robottino che si avvia ma niente.

Allora ripigi: colpa mia, ho schiacciato male. Ma no, niente. E non importa quanto pigi: potresti anche vendemmiarlo, quel tasto, ma niente melodia celestiale, no.

http://www.youtube.com/watch?v=AU3xlnfbYRE

Per mesi ho risolto il problema smontando la tastiera e montandone un’altra nella quale il pulsante funzionava (ma gli altri tasti no). Ora il gioco non funziona più, e quindi cerco di passare a cose più da duri, operando direttamente sulla scheda madre per avviare manualmente. Se ti interessa, sappi che può fare, almeno pare, per tanti modelli: anime buone hanno pubblicato varie istruzioni sulla rete. Ma non per la mia macchina, un MacBook Late 2006.

Ecco, se sei nella mia situazione, alla fine dell’articolo troverai una lista delle discussioni che ho trovato dopo una breve ricerca.

Se poi hai un MacBook Late 2006, beneficia della mia ricerca: i circuiti per l’accensione stanno proprio sotto al ventilatore.

Li riconoscerai grazie alle lettere PWR BTN.

Su quest’altra scheda logica si trova invece il simbolo dell’interruttore, poco sotto alla ventola: non so che modello di MacBook sia, l’unico riferimento che ho è la data sul modulo Airport, 2008. Potrebbe essere quindi un MacBook 2007 o 2008.


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Rompere il silenzio: come e perché

So che Nicola è un amico, e che è come amico che mi ha segnalato la sua incomprensione al mio ultimo intervento, in un commento. La sua incomprensione è in una certa misura la mia e forse quella di tanti altri: che dire, come reagire di fronte alle notizie dei nostri diritti e della nostra libertà aggredita e messa in pericolo dalla sorveglianza militare della rete?

Per quel che mi riguarda la domanda è aperta: chi ha dubbi, pareri, voci ed interrogativi sono tutti benvenuti.

Per ora la mia risposta, a minima, è questa.

  1. Rompere il silenzio. Parlarne.
  2. Prendere posizione. Ti interessa, ti preoccupa? Dillo, anche se non sai dire nient’altro che questo.
  3. Riconoscere le priorità.

Parlo di priorità perché, pesando attentamente le parole, credo che ciò di cui stiamo trattiamo coinvolga il presente delle nostre società, il loro funzionamento, la loro capacità di organizzazione, il loro funzionamento, e su un orizzonte un po’ più lungo la sorte dell’umanità intera.

E so che la prospettiva è quasi paralizzante: nessuno può portarne da solo il peso sulle spalle, nessuno può far fronte alle fondate paure che ne nascono. Ecco perché rompere il silenzio: per condividere il tutto, per condividere lo sforzo e la strada da percorrere.

Semplicemente rompere il silenzio: non per diventare ossessionati da questi temi, non per bere mangiare e respirare le preoccupazioni sulla sorveglianza. Rompere il silenzio per aprire gli occhi e riconoscere che alcune cose sono fuffa.

Ecco: lasciamo stare la fuffa, il ciarpame. Ignoriamolo. No, non dico tutto, ma almeno un pochettino.
Tevac, ad esempio, che nasce come punto di aggregazione per gli utenti Apple. Da più di un anno ha (di fatto) ignorato questi temi: ora cambia atteggiamento. E così possono fare altri: si può aprire mezzo occhio su queste notizie, no? Si possono lasciare stare un paio di aggiornamenti di versioni beta di sistemi operativi ancora non rilasciati? Si può evitare di fare costanemente da addetti stampa a costo zero per segnalare i prezzi di società che spiano e limitano i loro utenti? Si può tralasciare per un attimo di fare da tifoseria a delle multinazionali come se la felicità della tua vita e dei tuoi figli fosse in mano loro? Un giorno di pausa per le masturbazioni mentali di cosa uscirà nei negozi domani?

C’è qualcuno che ci ha semplificato il lavoro: ha sacrificato la sua intera vita.

Il mio nome è Edward Snowden. Lavoravo per il governo, ed ora invece lavoro per le persone.

Edward Snowden intervistato da Wired


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Fine del silenzio

Antonio Casilli ha segnalato uno studio che segnala come verosimilmente gli spazi di discussione in rete soffrono di una “spirale del silenzio”. Ne sarebbero preda gli argomenti che potrebbero non coincidere con la sensibilità dei nostri interlocutori: se non siamo sicuri che ci approveranno, li evitiamo. L’articolo muove da un sondaggio sulla disponibilità a discutere delle rivelazioni sulla sorveglianza della rete originate da Edward Snowden.

Per parte mia, da tempo desidererei affrontare l’argomento su queste pagine, ma, facile da constatare, ancora non l’ho fatto. Forse solo per altri impegni, o forse sono vittima pure io della spirale del silenzio.
Se così fosse, perché la spirale si fermi qui, lo dico forte e chiaro.

Fine del silenzio

Che siate d’accordo o no, sappiate che io considero di fondamentale importanza le rivelazioni iniziate a Maggio 2013 grazie ai documenti raccolti da Edward Snowden e da lui trasmessi a Glenn Greenwald e Laura Poitras.

Sono convinto che il comportamento di Edward Snowden è stato quello di un eroe la cui scelta può avere un impatto decisivo sul futuro dell’umanità, oggi ad un bivio.

Sono grato ai giornalisti che hanno dedicato spazio a queste rivelazioni, a coloro che hanno indagato ed a coloro che hanno tradotto: forse sbaglio, ma in Italia ho l’impressione che Stefania Maurizi sia un caso purtroppo unico di professionista impegnato nel seguire la vicenda.
Ringrazio anche Paolo Bernardi, che ha dedicato ampio spazio a queste vicende sul suo blog.

Parlate

Se la questione non vi è indifferente, parlane anche tu e interroga chi credi che ne dovrebbe parlare. Io, ad esempio, sono rimasto stupito dall’assenza di interesse per queste vicende da parte dei vari blog italiani che si occupano di tecnologia. Per limitarmi a due esempi della sfera Apple, perché Spidermac e Saggiamente sono rimasti silenziosi, ma soprattutto, sono pronti a rompere la spirale del silenzio?


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Internet fisico

Per quanto sempre sorprendente, internet è oramai una realtà banale: data per acquisita, scontata, fa parte della vita quotidiana di moltissime persone che se ne servono senza farsi domande, senza praticamente alcuna competenza tecnica. È questo che dimostra il successo di Internet: le persone lo usano anche senza capirne niente.

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