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La rete, libertà d’espressione e libertà d’informazione

Se sul finire del 2014 ho dato eco ad una notizia positiva (gli strumenti di crittografia sui quali possiamo ancora contare), il 2015 è iniziato male, malissimo.

Dopo avere trasformato una manifestazione popolare per la libertà in una passerella politica, personalità politiche del mondo intero hanno iniziato ad aggredire libertà e democrazia. Se nel Regno UnitoDavid Cameron ha ufficialmente anticipato il carnevale con la sua richiesta del rendere la crittografia illegale, la situazione non è molto diversa altrove.

Le uscite, e non solo le più clamorose, dovrebbero coprire gli autori di ridicolo, eppure queste numerose discussioni contribuiscono a fiaccare la resistenza alle aggressioni ed a stancare gli attori più consapevoli.

Carlo Blengino offre una riflessione attenta e valida per aumentare l’attenzione e la vigilanza. In questi giorni il Consiglio dei Ministri promette misure restrittive per la rete, il disegno di legge sulla diffamazione mette in pericolo la libertà d’espressione: capire i principi in discussione è fondamentale.

Ecco perché ti invito a leggere l’intervento di Carlo Blengino: http://www.ilpost.it/carloblengino/2015/01/22/larea-tolleranza-della-liberta-despressione/

Dato che nel pezzo non è riportato, ecco di seguito l’articolo 21 della Costituzione italiana.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

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Il coraggio di essere uno Snowden

Edward Snowden è indubitabilmente un eroe, eppure rifiuta di essere definito tale. Si rivendica come persona normale, ed invita piuttosto a guardare le circostanze: in circostanze eccezionali basta sapere qual’è la cosa giusta da fare e farla, e tutti, tu e persino io possiamo diventare degli eroi. L’eroe non è un semidio, una sorta di alieno, ma una persona qualunque, capace per un momento di superare i suoi limiti, i suoi difetti, il suo egoismo e la sua piccolezza, per agire a beneficio di tutti.

L’eroe è tale per la sua azione: e se un uomo qualunque ha potuto compiere un’azione eroica, allora la sua storia diventa un esempio per tutti, donne e uomini comuni, normali, banali.

Meme su Edward Snowden: una fotografia di lui, mal rasato, che dice "Prova che puoi essere un eroe anche se non riesci ad avere una barba decente"

Persona comune, azioni eccezionali: ecco un eroe.

Il secondo Snowden

Ed infatti l’azione di Snowden è servita da esempio ed ha suscitato degli emuli. L’edizione italiana di Wired ha anche elencato il secondo Snowden tra le cinquanta persone più importanti del 2014: qualcosa di quanto scritto su Wired potrebbe essermi sfuggito (anche perché leggevo direttamente il codice sorgente della pagina, ma questa è un’altra storia), ma credo di potere offrire una riflessione non del tutto inutile.

“Il secondo Snowden“, la cui esistenza viene evocata anche nel film di Laura Poitras, Citizen Four, è una figura nata ad Agosto del 2014, quando un giornalista di The Intercept, Jeremy Scahill, ha pubblicato un articolo servendosi di documenti che, per via della loro data, non potevano essere stati forniti da Edward Snoden. È stato quindi chiaro che il giornalista aveva avuto una nuova fonte all’interno della comunità delle spie statunitensi, che tuttavia, a differenza di Snowden, non ha voluto essere resa pubblica, ma restare segreta. Nonostante questa differenza, la figura è stata assimilata al suo predecessore ed identificata come secondo Snowden.

Il terzo Snowden

Peccato che fosse un errore, perché il secondo Snowden è, in realtà, il terzo!

Le rivelazioni legate ai documenti liberati da Edward Snowden si sono susseguite ad un ritmo talvolta vertiginso, a partire dall’inizio di Giugno 2013. All’interno di questo vortice non tutti hanno notato alcuni dettagli di alcuni allarmanti documenti, analizzati e pubblicati da Jacob Appelbaum, relativi al gruppo TAO della NSA.

Come lo indica il nome, il gruppo TAO non compie sorveglianza di massa, ma operazioni specifiche, mirate, ed altamente sofisticate. È di questa categoria che fa parte Interdiction, il programma che consiste nell’intercettare le spedizioni per rendere la tastiera che hai acquistato in linea, una spia della NSA.

Dettaglio del tragitto da una tastiera ordinata in linea, con una deviazione anomala

Anche Amazon sa del programma “Interdiction”…

You’d think #NSA shipment ‘interdiction’ would be more subtle…
Uno penserebbe che l’intervento di ‘interdiction‘ della NSA sia più attento…

Andrea in un tweet del 24 Gennaio 2014, ora non più pubblico

Documenti di enorme rilevanza, quelli pubblicati da Jacob Appelbaum su TAO hanno anche un altro interesse, il dettaglio che a tanti è sfuggito: il catalogo TAO non fa parte dei documenti liberati da Edward Snowden.

Ecco quindi “il vero secondo Snowden“: è la fonte delle rivelazioni pubblicate da Jacob Appelbaum, apparentemente l’unico ad avere avuto contatti con questa persona. Jeremy Scahill ha quindi avuto documenti da una terza fonte.

Il coraggio è contagioso

Quello che conta, però, non è certo mettersi a correggere chi sbaglia e parla di “secondo Snowden“ per la fonte di Jeremy Scahill: quello che conta, davvero, è che l’azione di Snowden ha servito da esempio per più persone, come conferma Jesselyn Radack, l’avvocato di Edward Snowden.

“If other leakers exist at #NSA… it would indicate that #Snowden inspired others.”
They do & he did. http://www.wired.com/2014/08/edward-snowden/

“Se esistono altre fonti alla NSA… significherebbe che Snowden ha ispirato altri”

Sì, esistono e sì, lo ha fatto. http://www.wired.com/2014/08/edward-snowden/

Jesselyn Radack, 13 Agosto 2014

Persone normali possono compiere azioni eccezionali, tutto quello di cui hanno bisogno è il coraggio di superare se stesse, e l’esempio può essere fonte di coraggio, perché il coraggio è contagioso.

Courage-is-contagious

L’altruismo e la generosità dimostrata da Edward Snowden ed altri, prima e dopo di lui, ha contribuito ad ispirare azioni volte al bene collettivo, e del resto è difficile restare indifferenti ad un’azione simile, è difficile rifiutare di seguire l’esempio e diventare degli eroi, quando tutti possiamo. Possiamo tutti sostenere l’azione degli Snowden, primo, secondo e terzo: non importa l’ordine ma assicurarsi che il loro coraggio incontri il nostro sostegno e che di fronte ai rischi che hanno preso per noi, trovino aiuto.

È di questo che si occupa la Courage Foundation, fondata quest’anno: offrire aiuto, sostegno e protezione giuridica alle persone normali, come te e me, che in circostanze eccezionali, hanno osato avere coraggio. Con una donazione o con l’acquisto di qualcosa nel suo negozio, una maglietta, una tazza o una spilla, anche tu puoi dare coraggio a chi ne ha bisogno.


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Fonti

Courage Foundation

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Gli strumenti contro la sorveglianza

Nonostante l’eroico sacrificio di Edward Snowden per permetterci di sapere, abbiamo diversi motivi per non parlare dell’inumana operazione di sorveglianza di internet capeggiata dalla NSA. Uno, già evocato, è una spirale del silenzio causata dall’anticipazione delle reazioni dei nostri interlocutori, già evocato su queste pagine.

Un altro motivo, forse più efficace, è il devastante effetto di sconforto che queste discussioni possono avere. Usando certi servizi, programmi, strumenti stai partecipando ad una campagna di assassinio e tortura su scala mondiale: avere il coraggio e l’onestà di far fronte a questo fatto rischia di metterti in crisi. E no, fischiettare non aiuta.

Eppure non mancano i motivi per essere ottimisti e fiduciosi nelle nostre possibilità: sottolinearli era l’obiettivo principale dell’intervento di Jacob Appelbaum e Laura Poitras al 31C3. Per quanto emozionante, l’intervento, di più di un’ora, non presenta un gran numero di nuove informazioni per chi ha seguito le investigazioni sui documenti Snowden, ma ha il gran merito di offrire una sintesi sugli strumenti ancora affidabili.

Logo della conferenza 31C3 A New Dawn

Gli strumenti che la NSA non sa battere

Esistono delle valide soluzioni crittografiche permettono di sfuggire alla sorveglianza, a patto che queste siano correttamente implementate. Questa breve lista ricapitola quali strumenti sono “catastrofici” agli occhi della NSA.

GPG

Forte di più di vent’anni di esistenza, GPG permette, tra le altre cose, di cifrare i messaggi di posta elettronica: è questo strumento che ha usato Edward Snowden per comunicare con Glenn Greenwald e Laura Poitras.

Se correttamente integrato, GPG rende le tue comunicazioni via e-mail sicure.

GPG ha bisogno di donazioni per continuare ad esistere e funzionare!

OTR

OTR è lo strumento che ti consente di cifrare le tue comunicazioni istantanee.

Se correttamente integrato, GPG rende le tue chat sicure.

OTR ha bisogno di donazioni per continuare ad esistere e funzionare!

RedPhone e Signal

Disegno di un corvo, nero, su campo bianco

Logo di Open WhisperSystems, la società che sviluppa Signal e RedPhone

Queste due applicazioni costituiscono una valida alternativa all’inaffidabile Skype per effettuare chiamate cifrate.

RedPhone è per Android e Signal per iOS.

Tor

Tor è un programma che cifra i dati inviati verso internet dal tuo computer e, prima di farli giungere a destinazione, li fa transitare in una rete interna.

Se correttamente integrato, Tor ti permette di mantenere segreti il contenuto della tua sessione internet.

Tor ha bisogno di donazioni per continuare ad esistere e funzionare!

Agire contro la sorveglianza

Questi strumenti sono delle importanti risorse ma anche altrettante responsabilità: tocca a noi usarli, diffonderli ed assicurarne la perennità finanziandone gli autori.


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Guide ed articoli sugli strumenti validi, su questo blog

I progetti da aiutare

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Solo se un libro è libero allora un libro è un libro

Libro: è tuo e ci fai ciò che vuoi; ebook: ci fai ciò che vuole l'editore

È in corso in questi giorni una intensa campagna di comunicazione, commissionata dagli editori italiani, per ottenere l’allineamento dell’aliquota IVA dei libri numeriali su quella dei libri cartacei: questi ultimi sono soggetti ad un’imposizione al 4%, mentre sui primi il consumatore paga il 22% per quest’imposta. L’argomento propugnato è che un libro è un libro, e non va fatta discriminazione tra i supporti.

Ridateci i nostri diritti

Purtroppo, come ha ben scritto Giulio Mozzi, la campagna si basa su degli errori, o delle menzogne, direbbe qualcuno di più severo.

Gli editori che scelgono di vendere i loro titoli in formato numeriale includendovi i programmi spia noti come DRM non vendono un libro, ma una licenza d’uso di un contenuto.

I meccanismi di restrizione che troppi editori scelgono di integrare nei libri ti impediscono di leggere il libro sul supporto che preferisci; di stamparne delle parti; di prestarlo; sorvegliano la tua lettura e forniscono i dati a terzi.

È vero: non bisogna fare discriminazione tra i supporti, ed è per questo che mi accodo a Giulio Mozzi, Stefano Quintarelli e Nicola D’Agostino nel dire che è dovere degli editori abbandonare i meccanismi di restrizione e ridarci i nostri diritti: via i DRM dai libri.

Solo se un libro è libero allora un libro è un libro.

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Bozza di Dichiarazione dei diritti in Internet

Sappiamo tutti benissimo quale sia stato l’evento numeriale della settimana scorsa. L’annuncio, non ostante le anticipazioni e la lunga preparazione che avevamo avuto modo di intravedere, ha avuto di che sorprendere, per la ricchezza. Devo tuttavia dire che per quanto presente, l’eco mediatica non è stata all’altezza dell’evento.

Parlo ovviamente della presentazione della bozza per la Dichiarazione dei diritti in Internet, frutto del lavoro di una apposita commissione, costituita il 16 Giugno scorso per decisione di Laura Boldrini in qualità di Presidente della Camera dei Deputati e presieduta da Stefano Rodotà.

Costituita da 14 articoli, la dichiarazione affronta temi di attualità, come il diritto all’oblio, questioni tecniche ineludibili, come la neutralità della rete, e si avventura verso temi importanti e delicati come l’educazione allo strumento ed il suo governo.

Tutto questo sarebbe già sufficiente per farne l’evento più significativo dell’anno in ambito nazionale per quanto riguarda il numeriale. A ciò si aggiungono altri elementi che aumentano l’importanza della dichiarazione.
Innanzi tutto il fatto che da Lunedì 27 Ottobre il testo sarà oggetto di una consultazione pubblica, della durata di quattro mesi.
In secondo luogo va considerato che il testo si inserisce all’interno del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, si associa ad iniziative analoghe (ad esempio in Francia ed in Gran Bretagna) per promuovere un’evoluzione normativa condivisa a livello europeo.

Se spesso possiamo osservare cosa non funziona, possiamo criticare l’inazione in ambito numeriale delle istituzioni, la scarsa attenzione da parte dei politici a temi oramai ineludibili per la società odierna o anche la loro ignoranza… questo è il momento per rimediare, per rimboccarsi le maniche e fare la differenza. Questa è la nostra occasione per essere “campioni numeriali”!
Leggi il testo della dichiarazione, segnalalo a tutti, riflettici (se non vuoi occuparti di tutto, valutane solo una parte, o un solo articolo), condividi le tue osservazioni e confrontale con quelle già formulate: partecipa a questo dibattito. Impegnarsi oggi o lamentarsi domani? Scegli ora.


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Motori di ricerca alternativi

Negli ultimi giorni alcuni stimolanti e gradevoli scambi relativi alla sicurezza con Masolino hanno rinnovato uno stimolo che mi avevano già dato le interazioni con Pasquale Ciuffreda e Gabriele Polidori a proposito di emancipazione numeriale. Mi decido quindi a scrivere qualche riga per presentare i motori di ricerca che uso. È con questi strumenti che io riesco a destreggiarmi, usando Google solo per la ricerca a partire dalle immagini: una funzione stupenda che spero di vedere proposta anche da altri e che una decina di volte negli ultimi due anni mi avrà costretto a cedere al nemico.

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Piccole scelte, grandi conseguenze

Ieri ho spiegato perché sconsiglio Telegram: si presenta come uno strumento di comunicazione sicuro, cifrato, codice aperto, ma che tutto questo sia vero non è per nulla sicuro, anzi, e questa ambiguità potrebbe nascondere delle intenzioni non oneste.

Interessato da quello che avevo segnalato, Domenico Galimberti mi ha chiesto se conoscessi qualche alternativa che facesse al caso suo, dato che apprezzava alcune funzioni di Telegram e no, non sembra ci sia. Dopo un pomeriggio di scambi in merito, Domenico è arrivato alla conclusione che probabilmente continuerà ad usare Telegram. Giusto o sbagliato? Per me, confesso, non è facile rispondere: entrambe, direi.

Puntualizziamo innanzi tutto che lo scopo del mio appunto di ieri era informativo: informazioni così importanti devono essere a disposizione. Informato, ciascuno poi sceglie liberamente. Tuttavia in questo caso entrano in gioco degli elementi che non siamo abituati a tenere in considerazione. Dovendo scegliere uno strumento per sé, normalmente ciascuno valuta costi e benefici in maniera egoistica: quali sono le mie aspettative, come vengono soddisfatte, e cosa mi viene richiesto?

La riflessione deve tuttavia prendere in considerazione anche altri elementi, quando, come in questo caso, non coinvolge solo noi stessi. Non si tratta infatti semplicemente di adottare o meno un’applicazione, ma di entrare in una rete: quella che formano gli utenti dell’applicazione. Entrando in questa rete, io guadagno la possibilità di interagire con gli altri membri, ma, al tempo stesso, faccio guadagnare qualcosa alla rete: un nodo in più, me. Anche se magari non formalizzando la questione, oramai siamo tutti familiari con l’importanza di reti vaste: di fronte ad un nuovo social network, ad una nuova applicazione per comunicare, di fronte a nuove reti, una delle prime domande o critiche che si pongono è relativa alla loro estensione.

Possiamo segnalare che su Google+ non c’è nessuno, o che TextSecure ha 10 milioni di utenti: in entrambi i casi stiamo evocando, più o meno direttamente la legge di Meltcafe, che definisce l’utilità di una rete come funzione del quadrato dei suoi membri. Basta, scusa: niente più matematica, lo prometto! Quello che volevo dire l’ho già detto: l’utilità di una rete è direttamente proporzionale al numero dei ehm, sì, scusa, hai ragione, avevo promesso… l’utilità di una rete aumenta all’aumentare dei suoi membri. Chiaro e semplice, vero? Quindi nel momento in cui io entro a far parte di una rete, ne aumento l’utilità: diventa più conveniente, guadagna forza di attrazione.

Ritorniamo ora al punto di partenza: un’applicazione che dice di permettere comunicazione sicura, ma mente. Non è un’ipotesi tanto inverosimile, anzi: hai presente Skype? Tanti credono che sia sicuro, e non è vero. È così che molti sono stati torturati, è così che molti sono stati uccisi: quando la comunicazione non è sicura, donne ed uomini sono in pericolo.
Io no, non direttamente, forse, e magari neppure tu. Ma nel momento in cui accettiamo di usare Telegram, Skype e tanti (troppi) altri, entriamo a far parte di una rete, che grazie a noi cresce e diventa più forte, nella quale delle vite umane vengono per sempre intrappolate. Non è facile rispondere: cosa vince, la tua comodità, le tue grandi e piccole necessità di ogni giorno o la vita di una persona che non conosci e mai conoscerai?

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I pagamenti in Firefox OS

Dopo averne dato una lettura molto personale, volevo tornare a parlare di Apple Pay per rispondere ad un appunto di Luca De Biase.

All’indomani dell’annuncio di Apple Pay, Luca De Biase metteva lucidamente l’accento sulle implicazioni economiche e finanziarie del nuovo strumento. Dopo avere segnalato (secondo me a torto, se, come già detto, si esamina una prospettiva più ampia) che il meccanismo non comporta dei costi per l’acquirente, rifletteva su come anche le compagnie telefoniche abbiano cercato di diventare attori di strumenti di pagamento: mentre queste hanno incontrato ostacoli e difficoltà, Apple è riuscita nel suo scopo, non sostituendosi, ma associandosi alle banche.

Le compagnie telefoniche restano vagamente tagliate fuori da un business che avrebbero potuto cercare di conquistare ma che non hanno saputo e potuto affrontare

È questa conclusione che tuttavia devo contestare: Luca De Biase commette una dimenticanza che è comprensibile, data la poca attenzione che la stampa ha dedicato a Firefox OS. Non posso tuttavia non segnalare che il sistema operativo di Mozilla, oltre ad essere l’evento più significativo per il web ed il mercato della telefonia mobile degli ultimi anni, ha anche introdotto la possibilità per le compagnie telefoniche di essere degli attori dei pagamenti

Fino al 2007 si parlava di pagare col telefonino nel senso che si pagava attraverso la compagnia telefonica, addebitando sulla prepagata o sulla bolletta. Ma questa idea non è mai andata molto avanti.

Per quanto l’offerta sia ancora limitata geograficamente (14 paesi ad oggi, parrebbe) e con un mercato verosimilmente meno lucrativo di quello che si è aperta Apple, mi sembra importante non dimenticare questa innovazione che porta Firefox OS. E che, trattandosi di web, è aperta a tutti.


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Contro la prostrazione

Per dirlo non serve un genio, ma solo un breve momento di sincerità: viviamo giorni deprimenti. Il nostro Zeitgeist risente indubitabilmente della pessima congiuntura economica mondiale, delle difficoltà del sistema produttivo nazionale, così come di sconvolgenti rivelazioni sugli attacchi portati alle nostre libertà ed alla nostra società.

È con chi si sente scoraggiato, sopraffatto ed impotente, voglio condividere una conferenza, scoperta pochi giorni fa, sperando che questa ripeta anche su altri l’effetto positivo che ha avuto su di me.

In questa conferenza conferenza, tenuta a Stanford nel 2009, Robert Sapolsky, neurologo, biologo e primatologo, cerca di delineare alcune caratteristiche che siano proprie dell’essere umano. Dopo avere esposto alcuni comportamenti che, presenti anche nei babbuini, sono attestati in maniera anche lievemente diversa negli umani, egli espone una caratteristica che considera esclusiva della nostra specie. Per chi non potesse o volesse ascoltarla direttamente dalle parole di Robert Sapolsky, ne sintetizzo come posso la conclusione.

Partendo dalla riflessione di Kierkegaard sulla fede, che richiede di credere qualcosa pur riconoscendone l’impossibilità, e che quindi gli uomini sono capaci di credere simultaneamente in due cose cose contraddittorie, Robert Sapolsky evoca l’idea del credere l’impossibile come imperativo morale.
Come esempio di questo comportamento egli fornisce una religiosa che lavorava in un penitenziario di alta sicurezza, nel braccio della morte, quotidianamente in contatto con persone condannate per crimini atroci. Di fronte a chi le chiedeva come potesse interagire con delle persone simili, lei rispondeva sempre: “Tanto più il crimine è stato imperdonabile, tanto più diventa necessario perdonarlo; tanto più impossibile è amare la persona, tanto più è necessario farlo”.
È questa che Sapolsky individua come caratteristica contraddistintiva dell’essere umano: considerare l’impossibilità di qualcosa come segno della sua necessità e della sua importanza. Rivolgendosi quindi agli studenti che hanno concluso i loro studi, segnala loro che, istruiti, non possono non sapere e non riconoscere che gli sforzi quotidiani di ciascuno sono vani, se speriamo di cambiare il mondo in meglio. Ma tanto più evidente innegabile ed inappellabile è quest’impossibilità, tanto più è necessario, indispensabile ed indiscutibile cercare di farlo.